martedì 30 novembre 2010
lunedì 29 novembre 2010
Mi chiedo quanto abbia inciso la relazione con "Keanu" sulla mia cultura musicale metal, lasciando pur perdere il fatto che la nostra prima canzone fu un'interpretazione a dir poco favolosa del Gayatri Mantra di Nadaka (disponibile nel mio blog Evae Scripta Manent).
Quei suoni gravi da far tremare i vetri, mentre i nostri corpi nudi si sfioravano, ci avevano introdotti in una dimensione quasi "oltreumana", la stessa che cercammo altre volte come un alchimista cerca l'Oro.
Non ero nuova allo studio delle radici del pensiero, del loro significato, del simbolismo, della mitologia, della religione, della parola. Del cosiddetto "esoterismo", parolone pericoloso che per me significa solo la capacità di intuire l'esistenza di un invisibile, di un mondo celato, vuoi per potere, vuoi per natura.
Al liceo ero ritenuta per antonomasia la filosofa della classe e mi ci ritrovo ancora oggi. Non ricordo un fico secco delle teorie dei pensatori. A grandi linee mi ricordo di Talete e di qualche personaggione tedesco del Novecento.
Pitagora l'ho riscoperto qualche anno fa, quando ho capito che la chiave di lettura che ci inculcano a scuola è lontana come la merda dal cioccolato. Sembrano uguali: un numero che significa un numero, e invece no. Un numero che è un concetto che si comprende quando si allarga la visuale, non solo in Grecia, non solo in Egitto, non solo in India, non nel ghiaccio del Nord.
La mia destrezza nel farmi un mucchio di seghe mentali forse rispecchia le caratteristiche della donna acquario, ma come dice una persona cara, "i pensieri generano figli" e noi dovremmo diventare più sterili.
Perciò per il 2011 mi propongo, al di là di saune, di autocontrollo e di molte altre cose, una maggiore responsabilità nei confronti della gestione dei miei pensieri.
E soprattutto cercherò di raggiungere il mio primo Samadhi, che per me sarà riducibile in due semplici parole: maggior menefreghismo.
Quei suoni gravi da far tremare i vetri, mentre i nostri corpi nudi si sfioravano, ci avevano introdotti in una dimensione quasi "oltreumana", la stessa che cercammo altre volte come un alchimista cerca l'Oro.
Non ero nuova allo studio delle radici del pensiero, del loro significato, del simbolismo, della mitologia, della religione, della parola. Del cosiddetto "esoterismo", parolone pericoloso che per me significa solo la capacità di intuire l'esistenza di un invisibile, di un mondo celato, vuoi per potere, vuoi per natura.
Al liceo ero ritenuta per antonomasia la filosofa della classe e mi ci ritrovo ancora oggi. Non ricordo un fico secco delle teorie dei pensatori. A grandi linee mi ricordo di Talete e di qualche personaggione tedesco del Novecento.
Pitagora l'ho riscoperto qualche anno fa, quando ho capito che la chiave di lettura che ci inculcano a scuola è lontana come la merda dal cioccolato. Sembrano uguali: un numero che significa un numero, e invece no. Un numero che è un concetto che si comprende quando si allarga la visuale, non solo in Grecia, non solo in Egitto, non solo in India, non nel ghiaccio del Nord.
La mia destrezza nel farmi un mucchio di seghe mentali forse rispecchia le caratteristiche della donna acquario, ma come dice una persona cara, "i pensieri generano figli" e noi dovremmo diventare più sterili.
Perciò per il 2011 mi propongo, al di là di saune, di autocontrollo e di molte altre cose, una maggiore responsabilità nei confronti della gestione dei miei pensieri.
E soprattutto cercherò di raggiungere il mio primo Samadhi, che per me sarà riducibile in due semplici parole: maggior menefreghismo.
E oggi vago per la Germania con Forseti, un gruppo Neo-folk che mi piace particolarmente. Ascoltate Dunkelheit e ditemi se non sembra una filastrocca per spaventare i bambini. Splendido lavoro "Sterne", prima di passare alla fisarmonica di "Der Graue König", lavoro eccezionale che termina con uno spettacolare assolo di violino. Un po' malinconico ma senza dubbio d'effetto.
Non serve l'Industrial per portare il "sole" oggi (a proposito di Industrial, non so perché non ho mai postato nulla degli statunitensi Nine Inch Nails) perché mi rifaccio con un dosaggio di Morgenstern, almeno in onore del cantante-ex fidanzato di una mia vecchia amica, fra l'altro autrice dei gioielli dei Lacuna Coil, prima di passare ai Saltatio Mortis. Davvero niente male "Prometheus", o vogliamo parlare di "Wirf den ersten Stein"?
E ora cambio nazione per risvegliarmi con il Pagan-Viking-Black Metal (..) belga degli Angeli di Pietra, non notissimi, non il "non plus ultra" del metal, ma comunque interessanti, ascolto "Legendary Forest".
Non serve l'Industrial per portare il "sole" oggi (a proposito di Industrial, non so perché non ho mai postato nulla degli statunitensi Nine Inch Nails) perché mi rifaccio con un dosaggio di Morgenstern, almeno in onore del cantante-ex fidanzato di una mia vecchia amica, fra l'altro autrice dei gioielli dei Lacuna Coil, prima di passare ai Saltatio Mortis. Davvero niente male "Prometheus", o vogliamo parlare di "Wirf den ersten Stein"?
E ora cambio nazione per risvegliarmi con il Pagan-Viking-Black Metal (..) belga degli Angeli di Pietra, non notissimi, non il "non plus ultra" del metal, ma comunque interessanti, ascolto "Legendary Forest".
domenica 28 novembre 2010
Non è un mistero che fra i generi musicali che prediligo ci sia il metal, di cui oggi sto facendo un'overdose. Mi stavo appunto chiedendo se Kari Rueslåtten fosse Folk o Gothic.
Io credo che il suo stile sia frutto di una particolare ricerca melodica sul Folk norvegese e non a caso questa cantante sa usare in modo sofisticato la voce non supportata dalla musica (il cosiddetto "Stev"), come in "Fishing", che è un capolavoro non inferiore allo stile della particolarissima e più famosa Bjork, che per ora non mi entusiasma. Al contrario trovo piacevoli i Lacrimosa, di cui per esempio ritengo curiosa Der Morgen Danach, i Within Temptation, i Nightwish di "The Phantom of the Opera" (ma non di meno i singoli di Tarja Turnen come "I Walk Alone"), o dello splendido "I Wish I Had An Angel", gli Epica dei quali trovo adorabili "The Phantom Agony" e "Cry For The Moon".
Naturalmente sono decine e decine i gruppi che andrebbero ricordati. I Rammstein di Sonne, che è la mia canzone soprattutto in giornate come questa in cui, se ascoltassi la Mckennitt probabilmente finirei il pomeriggio col suicidio.
Per tirarmi su il morale ho fatto un giro in centro, schivando gli amici. Mi viene in mente un pensiero di Charles Bukowski che ben si adatta alla mia sensazione odierna: "Passai accanto a duecento persone e non riuscii a vedere un solo essere umano."
Da ora ho deciso di voltare pagina, una pagina in cui esisto solo io.
Io credo che il suo stile sia frutto di una particolare ricerca melodica sul Folk norvegese e non a caso questa cantante sa usare in modo sofisticato la voce non supportata dalla musica (il cosiddetto "Stev"), come in "Fishing", che è un capolavoro non inferiore allo stile della particolarissima e più famosa Bjork, che per ora non mi entusiasma. Al contrario trovo piacevoli i Lacrimosa, di cui per esempio ritengo curiosa Der Morgen Danach, i Within Temptation, i Nightwish di "The Phantom of the Opera" (ma non di meno i singoli di Tarja Turnen come "I Walk Alone"), o dello splendido "I Wish I Had An Angel", gli Epica dei quali trovo adorabili "The Phantom Agony" e "Cry For The Moon".
Naturalmente sono decine e decine i gruppi che andrebbero ricordati. I Rammstein di Sonne, che è la mia canzone soprattutto in giornate come questa in cui, se ascoltassi la Mckennitt probabilmente finirei il pomeriggio col suicidio.
Per tirarmi su il morale ho fatto un giro in centro, schivando gli amici. Mi viene in mente un pensiero di Charles Bukowski che ben si adatta alla mia sensazione odierna: "Passai accanto a duecento persone e non riuscii a vedere un solo essere umano."
Da ora ho deciso di voltare pagina, una pagina in cui esisto solo io.
sabato 27 novembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
No, non vi bacerò neanche, benché ne abbiate bisogno. È questo il guaio: dovreste essere baciata, e spesso, e da un esperto
May be the beauty or the beast
May be the famine or the feast
May turn each day into a heaven or a hell
She may be the mirror of my dreams
A smile reflected in a stream
She may not be what she may seem
Inside her shell
She who always seems so happy in a crowd
Whose eyes can be so private and so proud
No one\'s allowed to see them when they cry
She may be the love that cannot hope to last
May come to me from shadows of the past
That I'll remember till the day I die
giovedì 25 novembre 2010
La vita è Esperienza.
Dovendo definire la vita, io ho sempre detto che per me è "una scuola", ma Giovanni mi ha aperto un mondo chiamando "esperienza" quello che io chiamavo lezione. Esperienza è un termine perfetto perché racchiude meglio anche le peculiarità emotive dell'uomo, mentre "scuola, lezione" fanno troppo "intelletto", e la vita è ben oltre la logica puramente razionale.
Forse la parola Esperienza, però, non spiega bene che ci dev'essere un risultato: non basta vivere dei fatti, bisogna recepirli e "sublimarli", altrimenti l'esperienza non è andata a buon fine e si ripresenterà l'occasione per capirla.
Ecco, la vita è esperienza al fine di comprenderla. Ovviamente, comprendere la vita significa cogliere l'essenza dei fatti. Non capiremo sempre "il perché".
Mi sveglio nel deserto, non voglio morire rimanendo lì a chiedermi perché, né posso passare le ore a piangere o a uccidere i passanti. Dovrò sforzarmi di uscire da quella situazione. Camminerò, cercherò il sostegno in qualcuno e io sarò di sostegno a qualcuno, forse. Forse morirò, forse arriverò a un'oasi, forse arriverà un elicottero. Forse mi sveglierò e capirò che era soltanto un sogno.
Si deve andare oltre.
Ci sono diversi modi per farlo. Me ne vengono in mente due: ingoiare il rospo o sputare il rospo.
Ingoiarlo è un'impresa lunga e dolorosa, sputarlo soddisfa l'Ego. E si entra in quello che è il concetto di vendetta. Sta a noi cercare l'equilibrio al fine di non rimanere soffocati dal boccone in gola. E poi esiste il vomito, che è una vendetta lenta, ma diciamoci la verità: provoca soddisfazione?
No. Non sono una persona vendicativa, sono una persona che ama in modo passionale la Giustizia. Ma se la vita -per me- è ingiustizia, significa che non amo la vita? No.
Si possono provare emozioni piacevoli anche in situazioni ingiuste. Un padre che ama anche quando il figlio rifiuta, la persona che cammina nel deserto anche quando non sa dove andare.
E' questa la grande capacità dell'uomo di "sublimare", di imparare, di conoscere, dunque, di vivere.
Perciò l'uomo che non prova emozioni, è un uomo fallito e già morto.
Dovendo definire la vita, io ho sempre detto che per me è "una scuola", ma Giovanni mi ha aperto un mondo chiamando "esperienza" quello che io chiamavo lezione. Esperienza è un termine perfetto perché racchiude meglio anche le peculiarità emotive dell'uomo, mentre "scuola, lezione" fanno troppo "intelletto", e la vita è ben oltre la logica puramente razionale.
Forse la parola Esperienza, però, non spiega bene che ci dev'essere un risultato: non basta vivere dei fatti, bisogna recepirli e "sublimarli", altrimenti l'esperienza non è andata a buon fine e si ripresenterà l'occasione per capirla.
Ecco, la vita è esperienza al fine di comprenderla. Ovviamente, comprendere la vita significa cogliere l'essenza dei fatti. Non capiremo sempre "il perché".
Mi sveglio nel deserto, non voglio morire rimanendo lì a chiedermi perché, né posso passare le ore a piangere o a uccidere i passanti. Dovrò sforzarmi di uscire da quella situazione. Camminerò, cercherò il sostegno in qualcuno e io sarò di sostegno a qualcuno, forse. Forse morirò, forse arriverò a un'oasi, forse arriverà un elicottero. Forse mi sveglierò e capirò che era soltanto un sogno.
Si deve andare oltre.
Ci sono diversi modi per farlo. Me ne vengono in mente due: ingoiare il rospo o sputare il rospo.
Ingoiarlo è un'impresa lunga e dolorosa, sputarlo soddisfa l'Ego. E si entra in quello che è il concetto di vendetta. Sta a noi cercare l'equilibrio al fine di non rimanere soffocati dal boccone in gola. E poi esiste il vomito, che è una vendetta lenta, ma diciamoci la verità: provoca soddisfazione?
No. Non sono una persona vendicativa, sono una persona che ama in modo passionale la Giustizia. Ma se la vita -per me- è ingiustizia, significa che non amo la vita? No.
Si possono provare emozioni piacevoli anche in situazioni ingiuste. Un padre che ama anche quando il figlio rifiuta, la persona che cammina nel deserto anche quando non sa dove andare.
E' questa la grande capacità dell'uomo di "sublimare", di imparare, di conoscere, dunque, di vivere.
Perciò l'uomo che non prova emozioni, è un uomo fallito e già morto.
sabato 20 novembre 2010
automatic for the people
La mia estetista romena dice che più legge e meno trova un senso alla vita.
Tra uno strappo e l'altro, io e lei chiacchieriamo di evoluzione dell'anima, di reincarnazione, di catastrofi e inversione dei poli, di supernove e buchi neri.
Non parliamo mai di uomini, di moda, di capelli, di cibo, di lavoro. Per questo vado da lei.
L'unico senso della vita, dice Mirela, è l'amore che prova per sua figlia, per suo marito e per sua madre. Ha anche sentito da qualche parte che le anime più evolute non possono più incarnarsi sulla Terra perché non esiste donna abbastanza evoluta da prestar il grembo e dunque optano per un altro pianeta.
Credo possa essere un modo per dire che la materia ha, infine, fatto il suo corso, svolto il suo ruolo e così come i dinosauri sono scomparsi per lasciar posto a una ri-evoluzione, lo stesso potrebbe accadere adesso con l'umanità.
Tra uno strappo e l'altro, io e lei chiacchieriamo di evoluzione dell'anima, di reincarnazione, di catastrofi e inversione dei poli, di supernove e buchi neri.
Non parliamo mai di uomini, di moda, di capelli, di cibo, di lavoro. Per questo vado da lei.
L'unico senso della vita, dice Mirela, è l'amore che prova per sua figlia, per suo marito e per sua madre. Ha anche sentito da qualche parte che le anime più evolute non possono più incarnarsi sulla Terra perché non esiste donna abbastanza evoluta da prestar il grembo e dunque optano per un altro pianeta.
Credo possa essere un modo per dire che la materia ha, infine, fatto il suo corso, svolto il suo ruolo e così come i dinosauri sono scomparsi per lasciar posto a una ri-evoluzione, lo stesso potrebbe accadere adesso con l'umanità.
Per iniziare a capire la vita, diceva Buddha (così mi riferisce Mirela) bisogna accettarla come sofferenza e poi iniziare a meditare. La cosa mi lascia di stucco e mi sembra un modo inaccettabile di ridurre la massa a blob di individui sottomessi.
No. La vita non è uguale a sofferenza.
Ritenere la vita pura espressione di sofferenza è, a mio parere, un modo denigratorio di concepire l'esistenza stessa e nessuno potrà convincermi che sia così, né gesù cristo, né Buddha, né mio nonno che è già sepolto e cenere.
Ritenere la vita pura espressione di sofferenza è, a mio parere, un modo denigratorio di concepire l'esistenza stessa e nessuno potrà convincermi che sia così, né gesù cristo, né Buddha, né mio nonno che è già sepolto e cenere.
La vita è bella o brutta o entrambe le cose. "Siamo Dei quando sogniamo, mendicanti quando pensiamo".
Senz'altro la Vita è Ingiusta.
Senz'altro la Vita è Ingiusta.
Io oggi divento vento, sole, tempesta, fuoco e sangue e mi catapulto contro l'esercito di carta igienica che è già morto e nemmeno lo sa.
mercoledì 17 novembre 2010
una geniale eroina
Undici ore di banca al giorno non hanno prezzo, se non nella mia busta paga dove attendo un bel po' di pagamenti straordinari.
Chiedersi come sia possibile che alla mia collega siano state autorizzate le ferie durante la migrazione della banca, non ha assolutamente risposta.
Ricevere i complimenti dell'ex responsabile (demansionata e trasferita) grazie alla quale ai primi tempi passavo il rientro a casa con le lacrime agli occhi, vale tutta la fatica compiuta.
Sostenere l'esecutivo di una filiale da sola, adesso, è semplicemente da eroi.
Omettere di informare le risorse umane dello slittamento -a dicembre- del mio corso di venerdì affinché non blocchino l'invio (in ..hemmm ..sostituzione..) della massa manovra -mia cara compagna di merende- è una genialata.
Chiedersi come sia possibile che alla mia collega siano state autorizzate le ferie durante la migrazione della banca, non ha assolutamente risposta.
Ricevere i complimenti dell'ex responsabile (demansionata e trasferita) grazie alla quale ai primi tempi passavo il rientro a casa con le lacrime agli occhi, vale tutta la fatica compiuta.
Sostenere l'esecutivo di una filiale da sola, adesso, è semplicemente da eroi.
Omettere di informare le risorse umane dello slittamento -a dicembre- del mio corso di venerdì affinché non blocchino l'invio (in ..hemmm ..sostituzione..) della massa manovra -mia cara compagna di merende- è una genialata.
domenica 14 novembre 2010
prega e sorridi

Prega, sorridi.
Non scordarti mai di dire alle persone cui vuoi bene, che vuoi loro bene. Fai che non sia mai troppo tardi per farlo. Fai in modo che ci sia sempre tempo per tutte quelle cose che procurano gioia a te stesso e agli altri, anche se sembrano piccolezze.
Non dimenticare il male, solo per non scordare quanto sia doloroso e non finire per provocarlo.
Non dimenticare quel dolore, ma perdona più che puoi e nel farlo sorridi anche quando è difficile farlo, anche quando costa un sacrificio o una lacrima, o quando sarebbe più facile odiare.
Invece tu sii più forte dell'orgoglio e sorridi, mentre sleghi dal collo i catenacci che ti tengono legati al rancore.
Fai in modo di imparare dalla vita, anziché dare lezioni di vita, alla vita stessa.
Dimentica la responsabilità di dover essere l'immagine che non ti rispecchia e perdonati e impara a volerti bene e accettarti.
Ama senza possedere e senza sperperare. Coltiva i tuoi sentimenti nelle terre dove daranno i loro buoni frutti. Non ostinarti, ma combatti in modo saggio, dosando forza, sfrontatezza, pazienza e riposo. Attacca, osa, combatti. Non rassegnarti mai, non abbassare la testa e sii sempre vigile.
Allo stesso tempo, fidati del tuo intuito e sentiti abbastanza tranquillo per muoverti senza agitazione e ansia. Ascolta i segnali che ti circondano.
Sii responsabile delle tue azioni e pensa lucidamente.
Lascia andare le persone che non posso più seguirti. Non demordere, non pensare al loro tragitto, ma alla tua guerra. Non cedere e non sentirti sfiduciato.
Prega, sorridi.
Non scordarti mai di dire alle persone cui vuoi bene, che vuoi loro bene. Fai che non sia mai troppo tardi per farlo. Fai in modo che ci sia sempre tempo per tutte quelle cose che procurano gioia a te stesso e agli altri, anche se sembrano piccolezze.
Non dimenticare il male, solo per non scordare quanto sia doloroso e non finire per provocarlo.
Non dimenticare quel dolore, ma perdona più che puoi e nel farlo sorridi anche quando è difficile farlo, anche quando costa un sacrificio o una lacrima, o quando sarebbe più facile odiare.
Invece tu sii più forte dell'orgoglio e sorridi, mentre sleghi dal collo i catenacci che ti tengono legati al rancore.
Fai in modo di imparare dalla vita, anziché dare lezioni di vita, alla vita stessa.
Dimentica la responsabilità di dover essere l'immagine che non ti rispecchia e perdonati e impara a volerti bene e accettarti.
Ama senza possedere e senza sperperare. Coltiva i tuoi sentimenti nelle terre dove daranno i loro buoni frutti. Non ostinarti, ma combatti in modo saggio, dosando forza, sfrontatezza, pazienza e riposo. Attacca, osa, combatti. Non rassegnarti mai, non abbassare la testa e sii sempre vigile.
Allo stesso tempo, fidati del tuo intuito e sentiti abbastanza tranquillo per muoverti senza agitazione e ansia. Ascolta i segnali che ti circondano.
Sii responsabile delle tue azioni e pensa lucidamente.
Lascia andare le persone che non posso più seguirti. Non demordere, non pensare al loro tragitto, ma alla tua guerra. Non cedere e non sentirti sfiduciato.
Prega, sorridi.
Stamattina leggevo un articolo su come la scienza abbia dimostrato che gli eventi futuri influenzano il nostro presente. Sembra un'assurdità, ma pare che finalmente gli scienziati stiano spiegando quelle che prima erano bollate come mere suggestioni ad esempio il "me lo sentivo", "lo sapevo" e via dicendo. Il sesto senso di natura femminile non sarebbe una coincidenza paranoica, ma la sensazione reale di fatti che effettivamente saranno.
Al di là delle implicazioni oggettive di simili esperimenti, mi pare comunque una sfida scientifica rilevante poiché si ristabilisce l'importanza della sensazione accanto alla struttura puramente razionale, considerando che il sentire va evidentemente oltre la relazione cognitiva esistente fra osservatore e osservato.
La sensazione viene considerata quindi come un'antenna che riceve i segnali dell'avvicinarsi di un fatto, resta da capire in quale misura sia la nostra mente a determinare il futuro e in quale misura, al contrario, sia il futuro a determinare inconsciamente il nostro presente, fatto di scelte e di predisposizioni.
Al di là delle implicazioni oggettive di simili esperimenti, mi pare comunque una sfida scientifica rilevante poiché si ristabilisce l'importanza della sensazione accanto alla struttura puramente razionale, considerando che il sentire va evidentemente oltre la relazione cognitiva esistente fra osservatore e osservato.
La sensazione viene considerata quindi come un'antenna che riceve i segnali dell'avvicinarsi di un fatto, resta da capire in quale misura sia la nostra mente a determinare il futuro e in quale misura, al contrario, sia il futuro a determinare inconsciamente il nostro presente, fatto di scelte e di predisposizioni.
domenica 7 novembre 2010
Regina di spade
Mi rendo conto che mi aspetto tanto, forse troppo. E' forse giusto che le delusioni passate impattino sul mio presente/futuro rendendo difficile il percorso a chi vuole approcciarsi a me? E' corretto farsi mille domande, sospettare, dubitare di persone che oggi sostanzialmente pagano il prezzo dei torti che altre persone, in precedenza, hanno compiuto contro di me?
E' giusto che la paura conseguente a una delusione mi spenga quella spontaneità che mi ha sempre contraddistinta e di cui oggi mi sento priva, con tutto il dolore che questo mi comporta?
Ricordo la meravigliosa sensazione che provavo, in automobile e ovunque, quando guardavo l'uomo che amavo e io, senza rendermene conto, sentivo ballare ogni particella di me come se ogni atomo del mio corpo fosse pieno di grazia e mi ritrovavo a sorridere più ancora con l'anima che col viso.
Tutto l'amore che provavo esplodeva in me e avrei urlato al mondo la felicità di quel mio sentimento.
So che la causa di questa grande emozione era soltanto un ologramma. Non esistevo per lui, non contavo nulla, i miei sentimenti erano uno scomodo corollario del sesso.
Oggi è come se mi sentissi in dovere di non lasciarmi mai più trascinare da tanto entusiasmo amoroso, per non innescare un'esplosione che si esaurisce nuovamente senza uno scopo reale, finendo per lasciare soltanto i cocci di me stessa, a me stessa.
Obbligata a raccoglierli e ricomporli non so nemmeno più perché, forse per non essere trascinata nel fango di tanta delusione, un fango che non voglio sporchi le persone che amo più della mia vita: la mia famiglia, costringendo mia madre e mio padre a cercare quella che era la loro figlia.
Non permetterò mai più che questo accada, a costo di diventare una martire dei miei sentimenti.
Una volta ho scritto che vivere le proprie emozioni comporta il coraggio di affrontare sconfitte che feriscono. A questo mi attengo, sarà difficile lasciarsi andare, forse lotterò contro le mie paure ma alla fine, soltanto alla fine, saprò se ne sarà valsa la pena.
La cosa più bella della mia vita è la capacità di voler bene e di amare, anche se per farlo la vita mi chiede di armarmi. Lo farò. Ho voglia di provare ancora quella sensazione di libertà e di potenza.
Tutto ciò che in passato non ho voluto vedere, accettare, affrontare, me lo sono trovata spiaccicato sulla faccia come una zanzara, e probabilmente quella zanzara è diventata la consapevolezza che mi permetterà di gustarmi l'amore senza illusioni, per quello che sarà.
Magari sarà splendido proprio per questo, perché non mi aspetto più niente, nessuna comprensione o accettazione dei miei sentimenti. Non me lo aspetterò perché dovrà essere il primo scalino su cui salirò, sarà una cosa certa, non dovrò combattere per ottenerla.
Non dovrò mai giustificare una gelosia o un'insicurezza, perché il mio Amore non mi darà mai motivo di dubitare. Io voglio questo, niente di meno di questo, perché è esattamente quello che io stessa offro. Voglio amare "senza problemi né orgoglio", come dice la poesia più bella che conosco.
Ricordo la meravigliosa sensazione che provavo, in automobile e ovunque, quando guardavo l'uomo che amavo e io, senza rendermene conto, sentivo ballare ogni particella di me come se ogni atomo del mio corpo fosse pieno di grazia e mi ritrovavo a sorridere più ancora con l'anima che col viso.
Tutto l'amore che provavo esplodeva in me e avrei urlato al mondo la felicità di quel mio sentimento.
So che la causa di questa grande emozione era soltanto un ologramma. Non esistevo per lui, non contavo nulla, i miei sentimenti erano uno scomodo corollario del sesso.
Oggi è come se mi sentissi in dovere di non lasciarmi mai più trascinare da tanto entusiasmo amoroso, per non innescare un'esplosione che si esaurisce nuovamente senza uno scopo reale, finendo per lasciare soltanto i cocci di me stessa, a me stessa.
Obbligata a raccoglierli e ricomporli non so nemmeno più perché, forse per non essere trascinata nel fango di tanta delusione, un fango che non voglio sporchi le persone che amo più della mia vita: la mia famiglia, costringendo mia madre e mio padre a cercare quella che era la loro figlia.
Non permetterò mai più che questo accada, a costo di diventare una martire dei miei sentimenti.
Una volta ho scritto che vivere le proprie emozioni comporta il coraggio di affrontare sconfitte che feriscono. A questo mi attengo, sarà difficile lasciarsi andare, forse lotterò contro le mie paure ma alla fine, soltanto alla fine, saprò se ne sarà valsa la pena.
La cosa più bella della mia vita è la capacità di voler bene e di amare, anche se per farlo la vita mi chiede di armarmi. Lo farò. Ho voglia di provare ancora quella sensazione di libertà e di potenza.
Tutto ciò che in passato non ho voluto vedere, accettare, affrontare, me lo sono trovata spiaccicato sulla faccia come una zanzara, e probabilmente quella zanzara è diventata la consapevolezza che mi permetterà di gustarmi l'amore senza illusioni, per quello che sarà.
Magari sarà splendido proprio per questo, perché non mi aspetto più niente, nessuna comprensione o accettazione dei miei sentimenti. Non me lo aspetterò perché dovrà essere il primo scalino su cui salirò, sarà una cosa certa, non dovrò combattere per ottenerla.
Non dovrò mai giustificare una gelosia o un'insicurezza, perché il mio Amore non mi darà mai motivo di dubitare. Io voglio questo, niente di meno di questo, perché è esattamente quello che io stessa offro. Voglio amare "senza problemi né orgoglio", come dice la poesia più bella che conosco.
giovedì 4 novembre 2010
Lo scopriremo vivendo
Caro Giovanni,
le parole possono poco soprattutto laddove dicono già tutto i pensieri, ma io voglio dedicarti questo piccolo scritto perché tu sei una presenza inaspettatamente dolce nella mia vita.
Non è una lettera d'amore, e probabilmente non la leggerai, perciò, forse sono solo una sciocca a scriverla senza il suo destinatario. Ma sento il bisogno di scriverti quelle cose che difficilmente riuscirei a dire e voglio farlo su Hirmengard perché questo posto mi ha seguita in questi anni.
Il mio passato è la piccola barca a remi che mi ha portata fino al tuo porto. Io non sapevo dove andavo e non l'ho mai saputo, la mia anima ha vagato per troppo tempo.
Io cercavo la terra e non la vedevo perché pregavo e piangevo mentre la mia mente veniva stuprata dai mostri marini e tu non esistevi affatto, eri circondato dalla nebbia bianca, troppo luminosa per i miei occhi chiari.
Eri lì solido e silenzioso, consapevole e irraggiungibile. Non ti sei nascosto né ti sei mosso, eri lì solido e invisibile. Come lo sei ora, ora che navigo verso di te, anima nella mia anima. Occhi che percorrono il profilo del mio corpo stellato in controluce, abbraccio in cui si esauriscono tutte le mie domande in quella che è l'unica risposta, la tua esistenza.
Caro Giovanni, una lettera d'amore vedrebbe le parole "ti amo", ma non sono più per me quelle parole. Perché lo sai così come lo so io, noi amiamo l'Amore e la nostra vita è completa nel nostro dialogo puro. Però devo dirtelo che sei il suono del mio battito cardiaco quando torno dal lavoro, lo sai, te l'ho già detto mille volte.
Tu non sei l'uomo in giacca e cravatta che mi aspetta nella sua stanza, non sei l'uomo che viaggia per l'Europa o che tiene le conferenze. Per me sei il padre, l'amante, l'amico, il figlio. L'anima che viaggia restando al suo fermo porto dove la vita trova la vita. Sei quello che sei a prescidendere da ciò che saranno i nostri cammini.
L'amore fatale che sento, che senti, che non ci spieghiamo e che nonostante tutto ci diciamo tutti i giorni. Mio caro Giovanni, questo piccolo scritto è per dirti che non conosco il motivo per cui parli di quelle mie profondità in cui nessun uomo ha voluto entrare. Non so quando sia iniziato tutto. Forse quando ho toccato la tua terra la prima volta?
Forse quando l'ho soltanto vista scritta, così elegante e delicata, consapevole e distante?
Tu sei una presenza delicata e dolce e mi auguro per te ogni cosa bella e gioiosa, voglio che la meraviglia dell'esistenza non finisca mai di allietarti e conquistarti e farti ridere e incuriosire.
Tutto il mistero che mi circonda io lo dono a te, non per svelarmi, non per rivelarmi, ma solo perché tu possa vedere un mare calmo attraverso i miei occhi e colorare la tua tela di azzurro.
Niente altro io desidero, nessun intreccio fisico, ora che la mia anima respira con la tua tutto il resto è superfluo.
le parole possono poco soprattutto laddove dicono già tutto i pensieri, ma io voglio dedicarti questo piccolo scritto perché tu sei una presenza inaspettatamente dolce nella mia vita.
Non è una lettera d'amore, e probabilmente non la leggerai, perciò, forse sono solo una sciocca a scriverla senza il suo destinatario. Ma sento il bisogno di scriverti quelle cose che difficilmente riuscirei a dire e voglio farlo su Hirmengard perché questo posto mi ha seguita in questi anni.
Il mio passato è la piccola barca a remi che mi ha portata fino al tuo porto. Io non sapevo dove andavo e non l'ho mai saputo, la mia anima ha vagato per troppo tempo.
Io cercavo la terra e non la vedevo perché pregavo e piangevo mentre la mia mente veniva stuprata dai mostri marini e tu non esistevi affatto, eri circondato dalla nebbia bianca, troppo luminosa per i miei occhi chiari.
Eri lì solido e silenzioso, consapevole e irraggiungibile. Non ti sei nascosto né ti sei mosso, eri lì solido e invisibile. Come lo sei ora, ora che navigo verso di te, anima nella mia anima. Occhi che percorrono il profilo del mio corpo stellato in controluce, abbraccio in cui si esauriscono tutte le mie domande in quella che è l'unica risposta, la tua esistenza.
Caro Giovanni, una lettera d'amore vedrebbe le parole "ti amo", ma non sono più per me quelle parole. Perché lo sai così come lo so io, noi amiamo l'Amore e la nostra vita è completa nel nostro dialogo puro. Però devo dirtelo che sei il suono del mio battito cardiaco quando torno dal lavoro, lo sai, te l'ho già detto mille volte.
Tu non sei l'uomo in giacca e cravatta che mi aspetta nella sua stanza, non sei l'uomo che viaggia per l'Europa o che tiene le conferenze. Per me sei il padre, l'amante, l'amico, il figlio. L'anima che viaggia restando al suo fermo porto dove la vita trova la vita. Sei quello che sei a prescidendere da ciò che saranno i nostri cammini.
L'amore fatale che sento, che senti, che non ci spieghiamo e che nonostante tutto ci diciamo tutti i giorni. Mio caro Giovanni, questo piccolo scritto è per dirti che non conosco il motivo per cui parli di quelle mie profondità in cui nessun uomo ha voluto entrare. Non so quando sia iniziato tutto. Forse quando ho toccato la tua terra la prima volta?
Forse quando l'ho soltanto vista scritta, così elegante e delicata, consapevole e distante?
Tu sei una presenza delicata e dolce e mi auguro per te ogni cosa bella e gioiosa, voglio che la meraviglia dell'esistenza non finisca mai di allietarti e conquistarti e farti ridere e incuriosire.
Tutto il mistero che mi circonda io lo dono a te, non per svelarmi, non per rivelarmi, ma solo perché tu possa vedere un mare calmo attraverso i miei occhi e colorare la tua tela di azzurro.
Niente altro io desidero, nessun intreccio fisico, ora che la mia anima respira con la tua tutto il resto è superfluo.
mercoledì 3 novembre 2010
E' tutto così assurdamente lontano e tremendamente presente.
Il passato che non se ne va mai, come un cagnetto che si attacca al pantalone e tu fai di tutto per staccartelo di dosso e questo è più ostinato di te! Poi ne fai una questione di principio e inizi allora a filosofare, ché il passato non è presente, il futuro non è presente perciò solo il qui e adesso contano.
Ti rendi conto che se il qui e adesso sono quello che sono è proprio perché il passato è stato quello che è stato, e probabilmente questo "qui e adesso" determinerà il tuo futuro!
E allora... certo che contano anche il passato e il futuro, caspita! Se quel cagnetto mi strapperà i pantaloni o se invece non lo farà, beh c'è differenza fra le due possibilità! Oppure il cagnetto potrebbe mordermi il polpaccio, oppure montare la mia gamba credendola un pezzo di cagnetta, possibilità orribili entrambe!
E magari potri essere in un luogo affollato, oppure vestita a festa per andare a un matrimonio, oppure potrei trovarmi di fronte alla persona dei miei sogni, e allora, che razza di situazione sarebbe?
Certo che il passato esiste! Esiste la contemporaneità. Per la mente, per l'astrale. Chissenefrega se non ho più cinque anni e non indosso la camicetta rosa, continuo a chiamarmi come allora, però! Ho sempre lo stesso colore degli occhi, ho la stessa mania di dover nutrirmi ed espellere le scorie. Cosa cambia?
Di allora mi è rimasta quella fottutissima sensazione di solitudine interiore.
E se vuol pisciarmi addosso, faccia pure.
Il passato che non se ne va mai, come un cagnetto che si attacca al pantalone e tu fai di tutto per staccartelo di dosso e questo è più ostinato di te! Poi ne fai una questione di principio e inizi allora a filosofare, ché il passato non è presente, il futuro non è presente perciò solo il qui e adesso contano.
Ti rendi conto che se il qui e adesso sono quello che sono è proprio perché il passato è stato quello che è stato, e probabilmente questo "qui e adesso" determinerà il tuo futuro!
E allora... certo che contano anche il passato e il futuro, caspita! Se quel cagnetto mi strapperà i pantaloni o se invece non lo farà, beh c'è differenza fra le due possibilità! Oppure il cagnetto potrebbe mordermi il polpaccio, oppure montare la mia gamba credendola un pezzo di cagnetta, possibilità orribili entrambe!
E magari potri essere in un luogo affollato, oppure vestita a festa per andare a un matrimonio, oppure potrei trovarmi di fronte alla persona dei miei sogni, e allora, che razza di situazione sarebbe?
Certo che il passato esiste! Esiste la contemporaneità. Per la mente, per l'astrale. Chissenefrega se non ho più cinque anni e non indosso la camicetta rosa, continuo a chiamarmi come allora, però! Ho sempre lo stesso colore degli occhi, ho la stessa mania di dover nutrirmi ed espellere le scorie. Cosa cambia?
Che non c’è nessuna conclusione, e tutte quelle infinite possibilità lanciavano la mente in un mare di ordinato chaos da cui avrei attinto di volta in volta le mie verità, ma che solo rendendomi punto avrei visto e partecipato al tutto, alla circonferenza, pur senza divenire schiava del suo vortice.Ecco cosa è cambiato. Il punto di vista, quella capacità mentale di guardare le stesse cose da un punto non più bidimensionale, ma quadrimensionale! La frase in corsivo, è un'autocitazione tratta da un post del settembre 2009. Avevo un ragazzo, Cristiano, e lo amavo alla follia. Avevo perso per strada alcune amicizie, ritrovate recentemente. Avevo un'intolleranza alla clientela, che attualmente mi ripete continuamente di adorarmi, perfino i clienti più difficili.
Di allora mi è rimasta quella fottutissima sensazione di solitudine interiore.
E se vuol pisciarmi addosso, faccia pure.
lunedì 1 novembre 2010
La magia consiste nel dirigere il proprio pensiero controllando la mente
"La magia consiste nel dirigere il proprio pensiero controllando la mente. Niente di meno di questo!". Sono diventata oggetto di citazioni e questa è una frase che non ricordavo nemmeno di aver scritto.
Sembra fatta apposta per il volgo, da Baci Perugina, invece è articolata. Racchiude in sé il principio della metafisica teologica più arcaica che vede nell'Opera dell'uomo l'unica via per la propria realizzazione spirituale. Secondo questa logica, l'uomo compie da sé il proprio destino attraverso dei meccanismi che nel tempo sono stati malintepretati e messi nello scantinato sotto forma di alambicchi.
La religione, specialmente quella moderna occidentale, ha deprivato l'uomo di questo auto-potere delegando ad altri le facoltà di determinare la Via e la salvezza e arrivando a dettare dei dogmi a tal fine.
Mentre la pratica arcaica suggerisce di inoltrarsi nell'infero, cioé di scegliere la strada più difficile che é dentro di noi e che consiste nell'affrontare i propri demoni e sradicarli, attraverso l'osservazione e la comprensione, la teologia moderna prevede strade esterne che conducono l'uomo lontano dai propri demoni, che dunque non saranno mai affrontati e continueranno a trovare in noi nutrimento, in nome di una superstizione che induce l'uomo a cercare salvezza nella pietà divina. In questo caso, la pietà non ha nulla a che vedere con la Pietas, ma si fonda in gran parte sul concetto di pena in cui l'uomo si mortifica e si penalizza nel concetto di peccato, arrivando a farne perfino una colpa archetipica.
Dirigere il proprio pensiero e controllare la propria mente, invece, presuppone la capacità di autodeterminazione e analisi, in cui l'uomo diventa perfettamente consapevole del dialogo interiore, come lo chiama Castaneda e sa che questi pensieri condizionano il suo agire, trasformandosi in quello che si può identificare come "voladores" di Don Juan o come gli "alieni " di Malanga.
Il compito di quello che è il mago-guerriero consiste nel riconoscere in quale misura certi pensieri (e in senso lato una vera e propria "forma mentis") conducono a un agire "esterno" cioé volto a realizzare esistenze fondate sul materialismo che depriva l'uomo di ogni peculiarità altra, e nel superarli.
Mentre si uccide il Dio esterno, smantellando mattone dopo mattone l'idea di una personalità onnipotente aliena (un mondo alquanto pericoloso quello "là fuori": dove si è preda di più "personalità" soprattutto in una concezione -come anche quella cattolica- che si sviluppa a grappolo da un fondamento dualistico), cresce la consapevolezza che il pensiero determina la (nostra) realtà. Il pensiero, cioé, è forse l'unica arma che ci permette di dirigere la nostra Mente, che per i classici è il "nostro Ente", cioé il più grandioso meccanismo di contatto con la realtà interna e di conseguenza con quella esterna. Da qui il "vedere" castanediano che consente di percepire l'esterno come effettivamente è, privo dei filtri di una falsa comprensione influenzata solo da preconcetti, dogmi, paure e, sostanzialmente, dal potere dell'Ego.
Sembra fatta apposta per il volgo, da Baci Perugina, invece è articolata. Racchiude in sé il principio della metafisica teologica più arcaica che vede nell'Opera dell'uomo l'unica via per la propria realizzazione spirituale. Secondo questa logica, l'uomo compie da sé il proprio destino attraverso dei meccanismi che nel tempo sono stati malintepretati e messi nello scantinato sotto forma di alambicchi.
La religione, specialmente quella moderna occidentale, ha deprivato l'uomo di questo auto-potere delegando ad altri le facoltà di determinare la Via e la salvezza e arrivando a dettare dei dogmi a tal fine.
Mentre la pratica arcaica suggerisce di inoltrarsi nell'infero, cioé di scegliere la strada più difficile che é dentro di noi e che consiste nell'affrontare i propri demoni e sradicarli, attraverso l'osservazione e la comprensione, la teologia moderna prevede strade esterne che conducono l'uomo lontano dai propri demoni, che dunque non saranno mai affrontati e continueranno a trovare in noi nutrimento, in nome di una superstizione che induce l'uomo a cercare salvezza nella pietà divina. In questo caso, la pietà non ha nulla a che vedere con la Pietas, ma si fonda in gran parte sul concetto di pena in cui l'uomo si mortifica e si penalizza nel concetto di peccato, arrivando a farne perfino una colpa archetipica.
Dirigere il proprio pensiero e controllare la propria mente, invece, presuppone la capacità di autodeterminazione e analisi, in cui l'uomo diventa perfettamente consapevole del dialogo interiore, come lo chiama Castaneda e sa che questi pensieri condizionano il suo agire, trasformandosi in quello che si può identificare come "voladores" di Don Juan o come gli "alieni " di Malanga.
Il compito di quello che è il mago-guerriero consiste nel riconoscere in quale misura certi pensieri (e in senso lato una vera e propria "forma mentis") conducono a un agire "esterno" cioé volto a realizzare esistenze fondate sul materialismo che depriva l'uomo di ogni peculiarità altra, e nel superarli.
Mentre si uccide il Dio esterno, smantellando mattone dopo mattone l'idea di una personalità onnipotente aliena (un mondo alquanto pericoloso quello "là fuori": dove si è preda di più "personalità" soprattutto in una concezione -come anche quella cattolica- che si sviluppa a grappolo da un fondamento dualistico), cresce la consapevolezza che il pensiero determina la (nostra) realtà. Il pensiero, cioé, è forse l'unica arma che ci permette di dirigere la nostra Mente, che per i classici è il "nostro Ente", cioé il più grandioso meccanismo di contatto con la realtà interna e di conseguenza con quella esterna. Da qui il "vedere" castanediano che consente di percepire l'esterno come effettivamente è, privo dei filtri di una falsa comprensione influenzata solo da preconcetti, dogmi, paure e, sostanzialmente, dal potere dell'Ego.



