lunedì 29 novembre 2010

Mi chiedo quanto abbia inciso la relazione con "Keanu" sulla mia cultura musicale metal, lasciando pur perdere il fatto che la nostra prima canzone fu un'interpretazione a dir poco favolosa del Gayatri Mantra di Nadaka (disponibile nel mio blog Evae Scripta Manent).
Quei suoni gravi da far tremare i vetri, mentre i nostri corpi nudi si sfioravano, ci avevano introdotti in una dimensione quasi "oltreumana", la stessa che cercammo altre volte come un alchimista cerca l'Oro.
Non ero nuova allo studio delle radici del pensiero, del loro significato, del simbolismo, della mitologia, della religione, della parola. Del cosiddetto "esoterismo", parolone pericoloso che per me significa solo la capacità di intuire l'esistenza di un invisibile, di un mondo celato, vuoi per potere, vuoi per natura.
Al liceo ero ritenuta per antonomasia la filosofa della classe e mi ci ritrovo ancora oggi. Non ricordo un fico secco delle teorie dei pensatori. A grandi linee mi ricordo di Talete e di qualche personaggione tedesco del Novecento.
Pitagora l'ho riscoperto qualche anno fa, quando ho capito che la chiave di lettura che ci inculcano a scuola è lontana come la merda dal cioccolato. Sembrano uguali: un numero che significa un numero, e invece no. Un numero che è un concetto che si comprende quando si allarga la visuale, non solo in Grecia, non solo in Egitto, non solo in India, non nel ghiaccio del Nord.
La mia destrezza nel farmi un mucchio di seghe mentali forse rispecchia le caratteristiche della donna acquario, ma come dice una persona cara, "i pensieri generano figli" e noi dovremmo diventare più sterili.
Perciò per il 2011 mi propongo, al di là di saune, di autocontrollo e di molte altre cose, una maggiore responsabilità nei confronti della gestione dei miei pensieri.
E soprattutto cercherò di raggiungere il mio primo Samadhi, che per me sarà riducibile in due semplici parole: maggior menefreghismo.


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