martedì 29 dicembre 2009

Cenni sul sacrificio rituale, sul rendere sacro

In India, Agni-il fuoco- nasce dall'acqua che unisce il mondo umano a quello degli Dei, attraverso il fumo che sale nutrendosi del Soma, cioé della realtà materiale- offerta sacrificale.
Il Soma è identificato con "Luna" (che simbolicamente è l'oggetto conosciuto, dove cioé si riflette Surya o il Sole, simbolo della Conoscenza). La Luna rappresenta la coppa mentre la sostanza lunare è rappresentata da quanto vi è di dolce e di gentile, cioé il sacrificio, l'offerta, il dono dell'esistenza rappresentato anche dallo sperma. La Luna, come coppa dello sperma costituisce la mente, assimilata alle acque primordiali.
Spiega il Tantraloka che lo yogin medita nella cavità-cuore sul sacrificio-"spremitura" di Soma, da parte di Agni, e su Surya. Questo esercizio di meditazione sulla Triade: Soggetto conoscente- Conoscenza- Oggetto conosciuto, è (complessamente) spiegato anche da L.M.A. Viola in Religio Aeterna che richiama il medesimo concetto ma riferito al mondo occidentale, come egli stesso afferma, distinguendo: Intellegibile, intelligenza, intellezione.

Per quanto riguarda la donna-o l'uomo- il sacrificio si compie attraverso l'annullamento della Dualità, per semplificazione dei respiri (yoga) omologati o mescolati in un unico Soffio (come una fusione o hierogamía), che con moto ascensionale sale seguendo il canale di Kundalini che si raddrizza come un bastone.
Quando l'ascesa dell'energia avviene in modo corretto, dunque non insorgono malattie e pazzie causate dalla medesima energia mal gestita- si ritiene che l'Anima purificata guidi verso la naturale evoluzione all'occhio spirituale illuminato dal Sole, fino a raggiungere la Fonte Universale, estesa fin fuori del corpo, procurando piacere e beatitudine.

Luce, calore, soffio -dice Viola- sono contenuti intrinsecamente nel Fuoco-Nous centrale originale, questo, a sua volta, si trova immerso nella principiale diadizzazione con l'Acqua primordiale, o insieme delle possibilità totali implicite nell'Uno. Le acque sono specchio della Luce della Fonte -Centro-Sole- contiene l'immagine ma non l'essenza. L'Anima è la luce mediatrice dell'Intelletto-Essenza- poiché il raggio è il veicolo (molteplice) dell'Essenza-Fonte di Luce.
Tutto l'universo, cosciente e inconscio, è fatto di Fuoco (Agni) e di Offerta (Soma). Dal Mahabharata.
L'alimento è principio universale, perché, in verità, gli esseri sono fatti di alimento, mediante l'alimento una volta che sono nati vivono, nell'alimento rientrano quando muoiono. Da Taittiriya Upanishad.
Il fuoco e l'offerta costituiscono dunque la natura dell'esistenza.
Dal cibo vengono generate le creature viventi
tutto ciò che è sulla terra
vive di cibo e, alla fine, diviene cibo. Da Taittiriya Upanishad.
Il Progenitore, Prajapati, creò nello stesso tempo il rituale dei sacrifici e l'uomo. Disse all'uomo: "Attraverso questo rituale tu progredirai e i tuoi desiderisaranno esauditi. Con ciò sarai gradito agli occhi degli dei e gli dei ti proteggeranno. [...] Ma chi gode dei loro doni senza dar nulla in cambio, è un ladro. [...] Bhagavadgita
E' con l'esercizio del sacrificio che nell'antichità l'uomo partecipava al sacrificio cosmico, il focolare domestico che in India divenne l'immagine del centro cosmico. Non ci si stupisce certamente della tradizione di bruciare il corpo di un defunto, la Creazione dell'universo ha per sostanza ciò che è gettato nel fuoco, Agni, dio mediatore tra gli uomini e gli dei.
Il principio sacrificale, come detto, si rifà al concetto di Triade: Divoratore-Divorato-Sacrificio, in questo modo, dunque, si mantiene l'universo.

venerdì 25 dicembre 2009

25 dicembre

Finalmente ho fatto ordine sulla mia scrivania, acceso una candela bianca e l'incenso.
Ho creato l'ambiente adatto allo studio, l'unico strumento per tenere impegnata la mente in qualcosa di intimamente costruttivo. Sto diventando esperta nella disciplina ritualistica dei Veda e più mi inoltro in terreni complessi quanto la Critica della ragione pura kantiana, ma in versione orientale, più l'argomento mi stimola e intriga.
Non c'è una foresta esoterica che tenga, ormai la mia mente è allenata a leggere fra le righe, forse non ancora a sapere, ma ad intuire, quello un po' sì. In fondo ho l'animo dell'artista e so che niente più del pensiero umano potrebbe plasmare un'opera.
A volte è come se mi trovassi sopra la terra fuori dello spazio-tempo e riuscissi a vedere così al di là dei confini culturali che ogni minima espressione liturgica, o un qualunque estratto di filosofia metafisica, mi sembrano identici in modo disarmante. Forse sto scrivendo banalità, ma penso alla più grande forma di dialogo con la divinità: il sacrificio, un'espressione religiosa estremamente grandiosa per la natura umana. Se si riflette bene, è implicito che sia così: quando il nostro vero Io, come lo chiamo, si incarna nel corpo, si "offre" a sperimentare la morte per mezzo di tale corpo. La materia è sacrificio per sua natura, dunque, quando l'uomo offre la sua capacità, la sua generosità, la sua fede, la sua ricchezza in onore di un Dio è come se inconsciamente egli riconoscesse il suo "status" di mortale sottoscrivendo costantemente la sua partecipazione alla vita come autosacrificio volto alla comprensione di questo tipo di esistenza. Si chiama evoluzione, che non ha nulla a che vedere con l'evoluzione della materia, cioé con l'adattamento naturale di cui parlava a suo tempo il signor Darwin.
Probabilmente un giorno riuscirò a scrivere "come si mangia" riguardo al senso non essoterico del rituale di offerta. Per il momento sono assorbita dalla scrittura privata e dalla lettura. Spero di poter tornare a scrivere in modo costruttivo anche qui, per dare voce ai miei pensieri, per condividerli in questo mondo e dunque non lasciarli ad espandersi soltanto nell'affollata sfera invisibile.

P.S. Ho fatto un sogno, volavo su una montagna come le aquile. A questo mi attengo.

giovedì 24 dicembre 2009

la parete per me non è bianca ma è piena di scritte

Carissimi amici,
leggo con emozione i vostri messaggi e sento che le vostre parole sono sicere.
Se potessi esprimere quello che provo sarei una divinità, ma vi sono riconoscente e spero di poter ricambiare in qualche modo.
Rientro da una serata con gli amici di una vita, e con nuove conoscenze.Questi due ultimi giorni non mi sento molto bene però faccio di tutto per non darlo a vedere.
Brillare stressa.
"Sembri persa perché fissi la parete con uno sguardo strano".
Io non mi sento persa nel vuoto di una parete, viaggio con la mente su spiagge dorate e penso ai miei amici che comunque vadano le cose mi proteggono, mi coccolano e fanno il tifo per me. "Tu non sarai mai normale, perché non puoi normalizzarti, sei oltre".
Non so se sono oltre, so solo che in questa settimana ho benedetto perfino i miei clienti, tanto che loro hanno iniziato a passare in banca solo per salutarmi.
Mi sento felice, serena, ho voglia di amore.
In questa fase non mi sembra terribile nemmeno rimanere sola al lavoro, dove i clienti ormai si confidano come fossi la barista o il prete del paese. "Sai ho un tumore, ma tu sei tanto cara e gentile".
Cosa si risponde a una frase così? Mi sento impotente e ridicola, non mi resta che alzarmi e stringergli la mano. Del resto me ne fotto, c'è gente che soffre e io voglio vivere come meglio riesco.
Condivido qui la gioia di sapere che esisto e che non mi interessa niente della carriera, dei soldi, del potere, delle convenzioni. Sono felice perché ho persone che mi vogliono bene, ho occhi per guardarle ridere.
Non voglio mai più vedere qualcosa di diverso da un sorriso.
Dedico questo post alle persone che lo rendono possibile sulla mia faccia.

mercoledì 16 dicembre 2009

Questa foto non è di mia proprietà, perciò non so se posso pubblicarla, ma è talmente bella che voglio condividerla in risposta al commento di Johakim.
Grazie per la tua gentilezza e per avermi onorata della tua presenza.


Un abbraccio a voi

Cari lettori,
non so chi siate, dove vivete, gli anni che avete.Vi scrivo questo post per ringraziarvi delle parole che mi avete scritto in questi mesi, sempre gradite e di appoggio. Ognuno speciale.
Ho voglia di condividere le cose belle, i miei pensieri più costruttivi e dunque ho intenzione di chiudere questo blog perché mi sembra di non farlo, non abbastanza, non bene.

Vi abbraccio e vi auguro ogni gioia e serenità, che il vostro cammino porti voi e i vostri cari nei giardini fioriti delle vostre esistenze. Hirmengard

martedì 15 dicembre 2009

natale

Mi sto chiedendo da un paio di giorni: ma dove sto andando?
Guardo fuori dalla finestra, il balcone è stato aperto dalla cameriera stamattina. Mi ha sistemato il giaccone sulla sedia, come avrebbe fatto mia mamma e ha pulito la camera. Sta facendo il suo lavoro. Io sono qui per imparare meglio il mio.
Ogni tanto sbircio fra le fessure e guardo le luci del giardino. Penso al natale e mi accorgo che ho gran poco tempo per farlo, per pensarci, intendo. Forse non ci riesco perché è una di quelle occasioni che "senti" o meno. Ho sentito il natale per un minuto, l'altro ieri, dentro un negozio troppo affollato in cui mi ero rifugiata, addosso al muro, per non farmi trascinare qua e là da alcuni disperati in cerca di occasioni. L'ho sentito quando una coppia si è data un bacio sorridendo.
Ho deciso che farò una foto simbolo di queste festività, in modo tale che non passi via come tante altre. Voglio che sia natale anche per me!

sabato 12 dicembre 2009

Non perdiamo tempo: viviamo!

Eccomi di nuovo a scrivere, per non uscire ché non mi va di vedere gente.
Mi sento stanca, in senso lato. Ho bisogno di respirare e mi pare di essere in uno di quei posti chiusi dove c'è un odore forte di terra che quasi soffoca. Mi è appena arrivato un messaggino da un amico con scritto: "dove vuoi andare?".
Quest'ultima domanda mi brucia perché io vorrei tornare a Casa.
Mi sento molto sola, ma anche forte e non mi spaventa niente. Vorrei condividere la mia forza. Poi penso. E vedo gente che non ha salute, che non ha casa, che non ha cibo, che ha problemi enormi. E io?
Posso muovermi, ridere, mangiare un gelato.
Non mi serve altro. Sono in potenza e dunque non completamente Felice, ma posso provare tutta la gratitudine e la gioia di vivere.
Un domani potrei guardare indietro e pensare che ero veramente un'idiota ingrata.
Non accadrà. Sento crescere dentro un sentimento di liberazione. Almeno per stasera non esistono i muri di ostacoli e problemi, desideri e complessi ghirigori creati dalla mia stessa mente. Stasera ci sono solo io, l'amore per la vita che ho, e che ho bella, la voglia di condividerla, la gioia di sorridere anche quando non sembra tutto perfetto. Perché invece lo è, basterebbe l'umiltà di confrontarsi, di aprire gli occhi e non si tratta di accontentarsi, ma di ricominciare con un sorriso, anziché con un nuovo muro contro cui scontrarsi. Sorridere e camminare è ben più difficile e insolito che fermarsi a ostruire il proprio passaggio.
Dedico questo post a tutte quelle persone meravigliose che non sanno di esserlo, o dicono di esserlo, ma non ne sono convinte e a tutte quelle che osservano i mattoni sulla propria strada e anziché mandare a fanculo il sasso per godersi la vita, fanno di quel sasso la loro stessa vita.
This is my little girl. She is brave and clever and funny.
She will have none of the problems that I have.
Her heart will never be broken. She will never be humiliated.
Self-doubt will not devour her dreams

venerdì 11 dicembre 2009

Il portasapone dentato

Non so perché, ma ultimamente in quello che scrivono molte delle persone di cui leggo commenti, risposte, scritti di vario genere, vi è sempre un riferimento all'Uno, al punto vibrante, a ciò che sta oltre la dualità. Non posso dire di essere nauseata da questi discorsi, perché sono esattamente gli stessi che faccio io, ma provo ormai una certa noia per essi.
Mi viene ricordato la necessarietà della comprensione del due al fine di fondersi nell'uno, nel "bindu" di quello yantra circolare che è il simbolo del Sole. Sono perplessa. E' tutto troppo ovvio, naturale, semplice per me. L'unica curiosità, riferibile a questa fusione, l'ho ritrovata in star trek, ed è stata come aria fresca, le stesse cose dette in un linguaggio nuovo, immaginato in una lingua più consona a noi uomini moderni. La filosofia che conosco e sperimento da quando sono nata è stata finalmente traslata in immagine, non in quei petali orientali che davvero non posso più vedere, ma in navicelle spaziali, mari di conoscenza, alveari di collettività, l'individualità e le sue caratteristiche: l'etica, l'impulsività, la rabbia, la paura, l'eroismo, l'amicizia, l'amore, la devozione, la fede.
Per anni ho pensato di non avere fede e in un certo senso è ancora così. Non ho fede nel dogma, di qualunque tipo esso sia. Ho fede in Dio o qualsiasi cosa io possa intendere con questo termine, cioé l'obiettivo finale di un viaggio, la ricostituzione. Non si tratta di una convinzione, è piuttosto una consapevolezza e tuttavia non posso più accettare lezioni su questo. Non perché non ne abbia bisogno, ma perché è sempre stato così, non ascolto le dottrine degli altri, seguo solo la mia, che è la mia strada, i miei muri, le mie difficoltà e i miei limiti.
L'unica cosa che so, ma mai abbastanza, è ciò che ho sperimentato. Tutto il resto, sono chiacchiere. E fra le chiacchiere di stasera, dicevo a un amico che mi sento stanca, è come se tornassi sempre ad uno stesso punto, ruoto e ruoto e ruoto e mi accorgo che i punti che trovo non sono mai "quel" punto che sto cercando. Devo forse cambiare direzione?
Dedico questo post a un bambino che circa dieci anni fa mi regalò la cosa più preziosa che aveva, un portasapone di plastica bianca, dentato. Dedico questo post a quel prete anziano che una mattina mi paragonò a un raggio di sole, in uno di quei momenti in cui una donna si sente tutt'altro. Dedico questo post a tutti quelli che ho incontrato nella vita e che in un modo o nell'altro mi hanno lasciato un messaggio importante.

domenica 6 dicembre 2009

Resistenza. Agli uomini, alla mediocrità, al caos.. a tante cose inutili insomma.

La mia descrizione è ancora incollata lì dov'è rimasta per alcuni anni. Che io faccia parte della Resistenza è un fatto che non cambierà mai perché è nella mia natura seguire i Valori. Spesso questo comporta solitudine ed è una particolarità che in un certo senso mi porto dietro da sempre.
Diversamente non sarei io, probabilmente non starei nemmeno bene nella brodaglia.
Mi dicono che è difficile starmi vicino. Mi è stato detto che sono sfuggente, irraggiungibile. La gente guarda di qua e io sono già laggiù, se non di fatto, certamente almeno con la mente. Mi hanno detto che sembro arrogante perché mi discosto dal mucchio, che sono eccentrica perché mi piace apparire allo stesso modo in cui mi piace scomparire.
Coloro e cancello con la stessa facilità con cui convinco un prete che Gesù è un pleiadiano. Che io creda o meno a quello che dico, non è rilevante, ciò che conta è Creare e quando in qualche modo si entra nella mente di qualcuno, si sta creano un movimento. Il movimento è vita e a una accelerazione di particelle subatomiche corrisponde una proporzionale diminuzione di densità. Mi sono dunque convinta che la stimolazione di un processo pensante, che per sua natura è energia sottile, aumenti ultriormente il campo energetico di una persona.
Creare il dubbio, épater le bourgeois per distinguersi, per colpire, sono mezzi di quel "teatro panico" che penso possa corrispondere in parte alla mia natura sensibile.
Ma la sensibilità non è solo quel dono che apre le Porte, tante porte, è anche una lama che se non si impara a prendere in mano può distruggere. Stamattina pensavo alla frase che dissi al mio ex pochi giorni dopo la fine inaspettata, inspiegata, e per me sofferta, della nostra storia.
Che la Luce Illumini la tua vita.
Tempo dopo ancora, ebbi modo di scrivergli e gli dissi anche che il tempo passato insieme mi aveva dato molto e che lo ringraziavo per tutte le cose che mi aveva insegnato. Allo stesso tempo ho messo l'anima in pace, e mi sono metaforicamente seduta sulla riva del fiume. Sono passati tutti, i figuranti, a uno a uno, finché mi sono stancata di guardare e me ne sono andata.
Mi ero ricordata che scalare una montagna comporta anche questo, ti leghi a persone che credi saranno i tuoi compagni in salita, ma li vedi prendere la strada per il burrone. Puoi seguirli oppure no. Possono tentare di portarti giù, possono segare le tue corde, puoi cadere e rimanere giù a imprecare. Puoi anche stare zitto e risparmiare energie per salire di nuovo, per altre vie. Puoi trovare strade sbarrate, puoi sentirti solo. Io le ho provate tutte queste opzioni.
Ma non puoi, non puoi assolutamente sederti perché non è nella tua natura.
Ci sono dei tempi per respirare, altri per agire.
Ti accorgi che non hai sprecato il tuo tempo e le tue cicatrici non sono brutti segni, ma sono la tua storia. Ti arrampicherai sempre con le tue mani, ma ti accorgerai che c'è un'altra corda lì vicino e non vuole intralciare il tuo cammino. E ne vedrai un'altra e un'altra ancora.
E' meraviglioso lo spettacolo per chi vuole guardare.
Dedico questo post alle persone che, come me, hanno paura di aprire la mano eppure lo fanno e restano deluse e nonostante questo non odiano, non smettono mai di credere e con quel senso di solitudine che appartiene a chi sale con le proprie nude mani, non inverte mai la rotta.

giovedì 3 dicembre 2009

Itaca

Se c'è un libro che amo leggere è la raccolta di pensieri di Marco Aurelio, che trovo edificante almeno quanto il sogno di Scipione e bello almeno quanto Amore e Psiche.
Ho sempre nutrito un amore particolare per i classici e la mia immaginazione ne ha fatto spesso dei film assolutamente magnifici, nonostante opere come la grandiosa Odissea l'abbia colta non prima di tre anni fa, ché dire capìta sarebbe una parola grossa.
Kostantin Kavafis ha colto il senso del viaggio. Marco Aurelio coglie il modo con cui si viaggia, e non è certo stato l'unico, i versi aurei trasudano altrettanta consapevolezza.
Il benessere come ordine interiore, la solitudine come la pace della propria anima: condurre una vita virtuosa. Sembrano frasette zen simpatiche e beneauguranti. No, appena si inizia a comprenderne il significato, si inizia il viaggio. Si vive se si parte.
La corazza con cui ci si getta nella mischia per sopravvivere, "qui e adesso" soltanto, la durezza delle proprie convinzioni e delle proprie condizioni, le opinioni, le ostinazioni, sono esattamente ciò che ci conduce costantemente fuori rotta.
Sembra una pazzia, ma scegliamo molto di quello che sembra congiovarci o proteggerci, che all'apparenza ci sembra utile e perfino indispensabile. Sfido chiunque ad alzare le chiappe dal bellissimo e comodo sasso vicino la foresta, per urlare salendo la montagna verso la vetta e sfido chiunque augurarsi, come Kavafis, che tale strada sia lunga.
Una volta, un tizio mi fece una domanda incredibilmente intelligente nonostante sembri di una banalità disarmante. Mi chiese: "ma se tu un giorno arrivassi Là e non trovassi quello che ora pensi di trovarci, riterresti di avere vissuto sbagliando tutto? "
D'istinto mi verrebbe da dire che avrei vissuto una vita falsificata, un po' come l'umanità cresciuta nell'errore del vuoto oltre le colonne d'Ercole.
Mi accorgo che il discorso ha anche un senso critico e pratico. Ci si sta interrogando sul proprio cammino, si sta considerando la possibilità che le proprie aspettative siano illusorie e, nonostante questo, si è chiamati a procedere, costretti quasi dalla nostra natura più intima e inconscia. Talvolta controvoglia.
In nome di cosa? Di un sogno?
In fin dei conti, il mondo è andato avanti così. Con grandi sfide, le più grandi vittorie sono state raggiunte grazie all'energia che infonde un sogno nella mente dell'uomo. E tutto questo discorso per dire cosa? Per rispondere alla domanda di qualche anno fa. No, non è inutile, non è sbagliato lottare per quello in cui crediamo anche se quello in cui crediamo è un'idea, figlia dell'uomo come tutte le idee. E' sbagliato il modo in cui si lotta: guardare in alto sbattendo il naso sempre sullo stesso punto come succede a chi non si guarda attorno ed è troppo assorto nella contemplazione di un miraggio, è sbagliato credere che il sasso comodo vicino alla foresta sia la vetta che si andava cercando, e si finisce per arenarvisi.
Chi si aggrappa anche a un piccolo sasso, sale più di chi bivacca su quello grande e suppongo che il più delle volte, chi si aggrappa sia anche il più deriso. Finché è a portata d'occhio. Oltre, si è talmente piccoli e le prospettive sono così differenti che ogni cosa, pur non perdendo il suo significato, ne è ridimensionata. Allora si comprende il viaggio raccontato da Cicerone, e la grandezza della propria terra, per quanto piccola sia.