venerdì 31 dicembre 2010
giovedì 30 dicembre 2010
sabato 25 dicembre 2010

Vorrei poter esprimere meglio il sentimento positivo che provo, nonostante il Natale sia per me il periodo emotivamente più difficile dell'anno.
venerdì 24 dicembre 2010
Mi ricordo che agli inizi del mio training di formazione in psichiatria, uno dei primi giorni nell'ospedale, notai una donna che strisciava lungo il pavimento dell'ambulatorio. Lessi il nome sulla sua cartella, la raggiunsi e le chiesi: “Cosa stai facendo, Mary?”. Lei sollevò la testa per guardarmi e, abbastanza onestamente, mi rispose: “Sto facendo tutto il mio meglio.”
Non potei aggiungere altro.
giovedì 23 dicembre 2010
Alcuni propositi per il 2011
Assaggiare un Tequila
Trovare casa
Palestra palestra palestra
Imparare a fare fotografie
Fare almeno una risata al giorno
Disattivare facebook
Essere meno critica verso me stessa
Leggere di più
Scrivere una canzone
Vedere più spesso la mia migliore amica
Piangere di gioia o niente
Non mandare a fanculo vigilesse o direttori..
Non fare incidenti in auto
Imparare una cosa al giorno
Non trovarmi mai da sola in posti dove non vorrei essere
Parlare alle mie piante
Cantare in pubblico "I Wish I had An Angel" dei Nightwish
Ragionare di più
Pensare di meno
Fare un viaggio
Licenziarmi
Regalarmi qualcosa per il mio compleanno
Non congratularmi col mio ex per la nascita di suo figlio
Innamorarmi
Pattinare sul ghiaccio
Arricchire la mia collezione con pietre e cristalli nuovi
Completare un puzzle
Fare un disegno
Andare un fine settimana a Londra
Pubblicare un articolo su Il Milione
Preparare il Tiramisù
Visitare una mostra
Non tentare più il suicidio ascoltando il vomitevole VEDIC METAL
Assaggiare il mio primo Kebab
mercoledì 22 dicembre 2010

E' come passeggiare da soli sulla neve all'imbrunire, quando la pianura è deserta e appare tutto blu, e tu ritrovi la vita oltrepassando l'uscio di un'osteria che magicamente trasforma il tuo mondo in un posto pieno di voci, allegria, canti, bevute, partite a carte di fronte al calore del fuoco.
Prima di scomparire, abbassando il volume della frenesia a poco a poco, con l'arrivo dell'alba.
Io mi immagino così il luogo dove cammina la mia mente quando non so dove sia.
Trova una sosta quando il vento là fuori ulula e la neve non riflette nemmeno più la luna e solo la paura inizia a fare compagnia.
domenica 12 dicembre 2010
Il Natale
La signora si imbalsama di fondotinta e rossetto e si brucia i capelli col Chanel n.5 dopo aver imbacuccato la bambina in un atemporale completo Tommy Hilfigher Junior con doppio giro di sciarpa Burberry.
Il signore attende le sue donne sul divano mentre sfoglia Il Sole 24 Ore fingendo di capirci qualcosa, intanto si aggiusta il pacco, che è li tutto l'anno, ma chissà perché deve toccarsi spesso per esserne sicuro.
Il fuori strada è già giù, in colonna sulla strada verso il centro, quando la sacra famiglia sale.
La bambina urla che vuole il giocattolo, la madre urla che stia zitta, il padre alza il volume della radio e urla "Cazzo l'Inter perde!"
Il cellulare vibra. "E' la strega di tua madre" pensa lui, mentre le porge il telefono,"E' tua madre" dice, mentre lei si agita essendo addetta alla logistica delle feste: "prepari tu il brodo per il cenone? Il mio nutrizionista dice che se mangio una fetta di torta morirò e bla bla bla".
Cinque ore dopo si strizza la Jeep in un parcheggio da Smart, in curva.
Se il vigile parla gli sgancio un centone.
Siccome c’è la crisi, si va al negozietto Tutto 1 Euro, di articoli Made in China, per prendere qualche stronzata tossica da regalare ai colleghi sperando che muoiano tutti. Da Coin c'è il sapone griffato da dodici euro il paio che fa tremendamente "chic in due" nonostante il sottotitolo "lavatevi".
Forse all'Ikea c'è una cornice etnica a pochi euro, teniamocela così racconteremo di essere stati in Africa e si dara' un tocco esotico all'angolo smorto del salotto.
Mettiamo la foto del cane che il suocero ha investito dopo essere stato a giocare a briscola al bar Sport.
La rana in ceramica che è la copia della rana decò di un artista francese degli anni Venti sarà per la suocera che ama gli animali. Parla spesso di quando mungeva le mucche in campagna.
Un collega ha detto che il pandoro costa meno al panificio slavo in zona Parco della Sfiga, se riesci a oltrepassare vivo il ponte dove ci sono gli spacciatori e le puttane romene.
Il Corso.
Ci siamo, ci sono le luci, dev'essere il Corso. C'è troppa gente e non si vede la strada. Ci sono gli schieramenti: quelli che arrivano dal corso nord e quelli che arrivano dal corso sud e si dirigono verso il corso centro. Le famiglie coi passeggini sono davanti. Subito dietro gli adolescenti con la pancia fuori e i capelli da shock elettrico. In terza fila i fidanzati che non devono esistere: l'amante fa l'equilibrista sul tacco 54 mentre lui paraurta la massa con la sua massa corporea.
Poi ci sono i neutrali: non essendo schierati passeggiano rasenti ai muri con le braccia allargate tipo gesù cristo in croce, per occupare meno spazio e proseguire quasi invisibili.
La guerra intanto ha inizio.
Donne contro donne sul chi sia la più figa, la famiglia più Barilla, il marito più tutto. C'è chi gioca sleale, si fa largo scaraventando gli angoli dei pacchi di carta. C'è chi sorpassa calpestando microcani ingiacchettati, pensando "beeeee beeeee", mentre tutti pensano: "aspetta il tuo turno stronzo".
Tregua. Ci si individua sguardo contro sguardo, il flusso si arresta, la sacra famiglia ha incrociato gli amici. Che carini, che bella, quando andiamo a cena e sai l'ultima e ciccì e coccò. Baci e si riparte. Amore hai visto che vecchia e che completo da zoccola? Se divento un cesso come lei uccidimi. (Oh credimi, ci penso continuamente).
Il piuminio attutisce il colpo come un giubbino antiproiettile. Per cui tutti ne indossano uno.
Diventa un'arma di morte al bar, dove si tenta l'omicidio per soffocamento marcando il terrirorio del divanetto.
Si fa tardi e si va verso la macchina. C'è uno striscio "porca di quella puttana di tua madre che le spacco la rana in testa".
A Natale sono tutti più buoni.
mercoledì 8 dicembre 2010
Cliché
Si ripete il cliché. Ci ficchiamo in situazioni che ci procurano problemi analoghi ai precedenti. Sono consapevole del motivo per cui ciò accade.
Imporsi un nuovo modo di affrontare la vita e le persone può rivelarsi utile per tendere un agguato a noi stessi: rompiamo il nastro di un film che va in onda continuamente, psicologicamente identico.
In passato mi sono strappata brandelli di carne per cucire assieme acciaio e zucchero filato. E’ una guerra che non ha alcun senso e procura soltanto uno sterile dolore.
Capire la dinamica per cui si ondeggia fra il centro e la circonferenza, ci permette invece di gestirne il movimento e di esserne quanto meno consapevoli; trasforma la nostra guerra, con i suoi riflessi emotivi, in un fenomeno evolutivo, sempre costruttivo.
Ho capito che la solitudine non è l’isolamento. Si può essere soli anche in mezzo alla gente, fuori con gli amici o col proprio fidanzato. La solitudine è uno stato psicologico. L’isolamento una situazione materiale.
Ho capito che la rabbia verso qualcuno, molto spesso nasconde una rabbia verso noi stessi. Quando c’è uno strappo fra ciò che facciamo e ciò che la nostra anima ci chiama a fare. E’ un senso di colpa sottilissimo e molto pericoloso, come fosse frammenti microscopici che lacerano la carne muovendosi liberamente nel sangue.
Ho imparato che la ragionevolezza del pensiero può contrastare un istinto incontrollato e autolesionista. Ho anche imparato che le cose fastidiose del mondo esterno, vanno valutate dopo averle rovesciate allo specchio. Cioè, noi non siamo perfetti, perciò nemmeno gli altri possono esserlo. Non per questo possiamo uccidere la gente, né odiare noi stessi. Possiamo capire, accettare, perdonare.
Ma ho anche realizzato che il perdono non richiede altra carne per cucire cose che non possono essere cucite. Il perdono è un gesto sfaccettato, può essere la maschera di una convenzione religiosa come invece può essere il frutto di una consapevolezza più matura.
Il perdono non dimentica, non cancella il passato. Il perdono è solo la manifestazione oggettiva della comprensione dei fatti, fatti che hanno condotto a provare emozioni. Sta a noi controllare e incanalare tali emozioni in un circuito esistenziale positivo.
Mentre la mia più cara amica trova un altro fidanzato idiota e ricomincia con le telefonate che trasudano dubbi e preoccupazioni, io mi diverto con gli amici e rido come mai prima d’ora. Forse perché quando rido focalizzo l’attenzione sulla mia risata e non lascio andar via la mente, né lascio a chichessia il potere di farlo.
lunedì 6 dicembre 2010
I Am All
Entro al pub (da sola). Forse ho la gonna troppo corta o un’aria un po’ persa. Mi guardo attorno. I ragazzi in gruppetto si girano come i pesci multi colorati che sotto il mare si muovono simultaneamente.
Si avvicina uno. Hai due occhi meravigliosi, dice. Tu sei già morto e nemmeno lo sai, rispondo.
Si gratta il viso con le mani piene di anelli. Abbozza un sorriso. E’ bello, ha le fossette e gli brillano gli occhi. Il maglione con le maniche alzate lascia intravvedere le vene degli avambracci.
Particolare che mi stuzzica. Si leva il berretto e mi bacia la guancia.
Mi metto a ridere e gli tiro i capelli abbassando la testa un po’ a destra, verso la mia spalla nuda. Mi sposto i capelli cresciuti senza usare le mani, mentre lo guardo e gli chiedo se si è ripreso dall’influenza.
Voglio cantare, dico, ma prima bevo qualcosa.
Propongo pezzi di repertori che nessuno conosce, così, mi siedo e per un po’ ascolto le cover degli Aerosmith. La più mielosa mi piace.
Ti piace? E scommetto che adori anche quella lenta dei Metallica. Sorrido annuendo, sono una romantica.
Mi sento serena, non vorrei essere da nessun’altra parte, per una volta nella vita. Sento che mi manca qualcosa, ma capisco anche che ho la possibilità di scegliere e in questo momento i ragazzi mi parlano, scherzano, discutono di musica e vanno a ordinarmi bibite e cibo. Puoi dire sì o sì, mi dicono sorridendo.
Così dico sì e mi sento come avvolta da un cappotto di cachemire e non serve che metta gli occhiali neri. Cioè, mi sento protetta, come rannicchiata al caldo, ma non distante e fredda.
Ascolto il ritmo e mi sento coinvolta. Danzo con la mente che talvolta sfugge altrove mentre mi sforzo di restare lì: ho attraversato diversi usci, mi sono levata il cappotto.
Penso, ma sdrammatizzo i pensieri tenendoli a bada col mio sarcasmo, molto noto.
Mi hanno chiesto di te al locale dove non andiamo da un po’, mi dicono. Sono un po’ stupita di questo e rispondo sorridendo con gli occhi. E’ come se fossi il centro del mondo. Non è per niente così, però da quando non mi aspetto più nulla dalla gente mi pare che tutto sia un regalo.
Dio quanto mi è mancato il tuo sorriso. Mi sento dire questo e penso alla frase: "A cosa pensi se ti dico non pensare agli elefanti? Agli elefanti!". Adesso mi è stata innestata un'idea.
L'idea che perfino il fatto che io possa essere il pensiero di qualcun altro, è un dono bellissimo.
Così per un po' non mi sento più sola, smetto di sentire la musica e il mio sarcasmo non serve.
domenica 5 dicembre 2010
sabato 4 dicembre 2010
venerdì 3 dicembre 2010
Ah l'amour... l'amour toujour.
giovedì 2 dicembre 2010
Oggi ascolto i Folkstone di Bergamo, razza di pazzi ubriaconi di cui devo nominare "Briganti di montagna" e i vicentini Herjan! E chi lo dice che la musica vichinga si ascolta solo in Germania?? Per carità, le parole non rispecchiano la saggezza esoterica di Battiato, ma la goliardia (barbara) si trova a proprio agio, nulla da dire.
P.S. Solitary Ground migliore di Der Graue König? Naaaaaaaaaa, piuttosto Sensorium. Si parla di donne? Allora dal calderone con Simone Simons e la Den Adel, musicalmente parlando preferisco pescare Tarja (io pescherei anche Tuomas ma per altre ragioni). E sono una di quelle che non adorano Anette.




