tempo che hai perso ad aspettare che il tempo passasse
Volevo scrivere qualcosa sul senso di impotenza che c'è dietro l'attesa, qualsiasi. Dalle mie più normali, a quella di una persona a me cara che attende di scoprire il tempo che le resta da vivere. L'attesa rende impotenti.
Poi ho letto il post di Johakim e mi sono resa conto che le attese sono molto differenti l'una dall'altra. Io sto qui a scervellarmi. E mentre mi bastono con domande e ipotesi, con risposte, certezze e dubbi e tutto che crolla ancora, e macerie e ricostruzioni mentali e smartellamenti ulteriori, c'è gente che aspetta di vivere o di morire, gente che viene uccisa attraverso una violenza che in confronto la morte è meno dolorosa.
C'è gente che si ammazza davvero, appunto perché non sopporta più la devastazione di una violenza sessuale. Gente che nel futuro ha immagini di un passato di morte, perché la morte ha verie sfumature o gente che nel futuro ha immagini che si perderanno nel mondo dei sogni, e forse nemmeno lì.
Stamattina guardando la foto di un mio amico morto suicida, pensavo alla sua follia, alla sua solitudine, alla sua attesa. Chissà quanto tempo ha atteso prima di farlo, quanto ha pensato, pianto, quanto è uscito di senno prima di uscire di scena.
Ogni tanto lo penso, era un ragazzo bellissimo e molto dolce. Ricordo che io pensavo fosse il comune spaccone, un mascalzone che avrebbe preso in giro le donne. Avrebbe potuto averne parecchie ai suoi piedi. Invece era in attesa di qualcosa che gli è mancato e si è stancato di aspettare.
Poi ho letto il post di Johakim e mi sono resa conto che le attese sono molto differenti l'una dall'altra. Io sto qui a scervellarmi. E mentre mi bastono con domande e ipotesi, con risposte, certezze e dubbi e tutto che crolla ancora, e macerie e ricostruzioni mentali e smartellamenti ulteriori, c'è gente che aspetta di vivere o di morire, gente che viene uccisa attraverso una violenza che in confronto la morte è meno dolorosa.
C'è gente che si ammazza davvero, appunto perché non sopporta più la devastazione di una violenza sessuale. Gente che nel futuro ha immagini di un passato di morte, perché la morte ha verie sfumature o gente che nel futuro ha immagini che si perderanno nel mondo dei sogni, e forse nemmeno lì.
Stamattina guardando la foto di un mio amico morto suicida, pensavo alla sua follia, alla sua solitudine, alla sua attesa. Chissà quanto tempo ha atteso prima di farlo, quanto ha pensato, pianto, quanto è uscito di senno prima di uscire di scena.
Ogni tanto lo penso, era un ragazzo bellissimo e molto dolce. Ricordo che io pensavo fosse il comune spaccone, un mascalzone che avrebbe preso in giro le donne. Avrebbe potuto averne parecchie ai suoi piedi. Invece era in attesa di qualcosa che gli è mancato e si è stancato di aspettare.
Io, per non aspettare né oltrepassare, ho voluto fermare il tempo e per alcuni anni l'ho fatto, ma mi sono accorta che avevo fermato soltanto il mio orologio.
Un giorno mi son ritrovata lì, ad osservare il tempo trascorso, a piangere del tempo che avevo perso aspettando che il tempo passasse.
Adesso che si è sposato ha gli occhi diversi, e sento che è giusto così, mi sento felice, anche se per esserlo ho attraversato lo sconforto. Vedere i nostri amici attorno a loro, il giorno delle nozze. Sono felice per me stessa, di come sono andate le cose, per me.
E' il mio tempo e il mio spazio questo, lo direbbe Osho, mentre un mio vecchio amico mi direbbe "vai via da lì". E avrebbe ragione. Jodo mi direbbe che sono sul palcoscenico a interpretare un atto "panico" e Castaneda mi consiglierebbe un viaggio.
Io sono qui, adesso, con la mia voglia di scrivere, di non sentirmi in dovere di scrivere bene, di sembrare meno patetica, o più saggia, o più giudizievole o rientrare in una qualsivoglia categoria appartenente al mondo e al lessico umano. Mi sento come al galoppo di una Kundalini cosmica che mi impedisce di mischiarmi ai colori di un quadro materiale e che mi permette, invece, di uscire dalle cornici e diventare la mano del pittore.
E' una questione di qualità conoscere l'origine di un quadro piuttosto che farne semplicemente parte o arrivare al massimo a tentare di descriverlo. E' una questione di qualità o... di potenza?
Rol direbbe: "non è un potere, ma una "possibilità". E io concordo, ma di questi tempi, cavalcare la propria tigre non è il dovere morale di un aristocratico spirituale, è piuttosto una prova di resistenza. E' una palestra dimensionale, ecco.
Un giorno mi son ritrovata lì, ad osservare il tempo trascorso, a piangere del tempo che avevo perso aspettando che il tempo passasse.
Adesso che si è sposato ha gli occhi diversi, e sento che è giusto così, mi sento felice, anche se per esserlo ho attraversato lo sconforto. Vedere i nostri amici attorno a loro, il giorno delle nozze. Sono felice per me stessa, di come sono andate le cose, per me.
E' il mio tempo e il mio spazio questo, lo direbbe Osho, mentre un mio vecchio amico mi direbbe "vai via da lì". E avrebbe ragione. Jodo mi direbbe che sono sul palcoscenico a interpretare un atto "panico" e Castaneda mi consiglierebbe un viaggio.
Io sono qui, adesso, con la mia voglia di scrivere, di non sentirmi in dovere di scrivere bene, di sembrare meno patetica, o più saggia, o più giudizievole o rientrare in una qualsivoglia categoria appartenente al mondo e al lessico umano. Mi sento come al galoppo di una Kundalini cosmica che mi impedisce di mischiarmi ai colori di un quadro materiale e che mi permette, invece, di uscire dalle cornici e diventare la mano del pittore.
E' una questione di qualità conoscere l'origine di un quadro piuttosto che farne semplicemente parte o arrivare al massimo a tentare di descriverlo. E' una questione di qualità o... di potenza?
Rol direbbe: "non è un potere, ma una "possibilità". E io concordo, ma di questi tempi, cavalcare la propria tigre non è il dovere morale di un aristocratico spirituale, è piuttosto una prova di resistenza. E' una palestra dimensionale, ecco.



