sogno
Passeggiavo alzando un ventaglio che mi isolasse dal mondo. Non so se fosse proprio sufficiente a farmi credere di essere io ad alzare quel muro perché provavo la sensazione sconfortante di un isolamento forzato, di una solitudine emotiva non voluta.
Indossavo un abito nero, non troppo largo, lungo fino alle caviglie e abbastanza cupo per darmi un'aria vecchia.
Sentivo di non avere speranze, ormai ero una donna con la vita alle spalle e mentre passeggiavo su una passerella chissà dove, pensavo a quanto avessimo vissuto lontani, io e mio marito.
Lui con una prioritaria necessità di lavorare e io con una prioritaria necessità di sentire vicino il mio uomo. Troppo distanti uno dall'altra, per essere felice.
Passeggiavo lentamente accanto all'acqua di un lago o di un fiume, ripensando a quell'uomo seduto alla scrivania, molto probabilmente anche in quel momento, in cui ero ancora sola.
Indossavo un abito nero, non troppo largo, lungo fino alle caviglie e abbastanza cupo per darmi un'aria vecchia.
Sentivo di non avere speranze, ormai ero una donna con la vita alle spalle e mentre passeggiavo su una passerella chissà dove, pensavo a quanto avessimo vissuto lontani, io e mio marito.
Lui con una prioritaria necessità di lavorare e io con una prioritaria necessità di sentire vicino il mio uomo. Troppo distanti uno dall'altra, per essere felice.
Passeggiavo lentamente accanto all'acqua di un lago o di un fiume, ripensando a quell'uomo seduto alla scrivania, molto probabilmente anche in quel momento, in cui ero ancora sola.



