La vita è Esperienza.
Dovendo definire la vita, io ho sempre detto che per me è "una scuola", ma Giovanni mi ha aperto un mondo chiamando "esperienza" quello che io chiamavo lezione. Esperienza è un termine perfetto perché racchiude meglio anche le peculiarità emotive dell'uomo, mentre "scuola, lezione" fanno troppo "intelletto", e la vita è ben oltre la logica puramente razionale.
Forse la parola Esperienza, però, non spiega bene che ci dev'essere un risultato: non basta vivere dei fatti, bisogna recepirli e "sublimarli", altrimenti l'esperienza non è andata a buon fine e si ripresenterà l'occasione per capirla.
Ecco, la vita è esperienza al fine di comprenderla. Ovviamente, comprendere la vita significa cogliere l'essenza dei fatti. Non capiremo sempre "il perché".
Mi sveglio nel deserto, non voglio morire rimanendo lì a chiedermi perché, né posso passare le ore a piangere o a uccidere i passanti. Dovrò sforzarmi di uscire da quella situazione. Camminerò, cercherò il sostegno in qualcuno e io sarò di sostegno a qualcuno, forse. Forse morirò, forse arriverò a un'oasi, forse arriverà un elicottero. Forse mi sveglierò e capirò che era soltanto un sogno.
Si deve andare oltre.
Ci sono diversi modi per farlo. Me ne vengono in mente due: ingoiare il rospo o sputare il rospo.
Ingoiarlo è un'impresa lunga e dolorosa, sputarlo soddisfa l'Ego. E si entra in quello che è il concetto di vendetta. Sta a noi cercare l'equilibrio al fine di non rimanere soffocati dal boccone in gola. E poi esiste il vomito, che è una vendetta lenta, ma diciamoci la verità: provoca soddisfazione?
No. Non sono una persona vendicativa, sono una persona che ama in modo passionale la Giustizia. Ma se la vita -per me- è ingiustizia, significa che non amo la vita? No.
Si possono provare emozioni piacevoli anche in situazioni ingiuste. Un padre che ama anche quando il figlio rifiuta, la persona che cammina nel deserto anche quando non sa dove andare.
E' questa la grande capacità dell'uomo di "sublimare", di imparare, di conoscere, dunque, di vivere.
Perciò l'uomo che non prova emozioni, è un uomo fallito e già morto.
Dovendo definire la vita, io ho sempre detto che per me è "una scuola", ma Giovanni mi ha aperto un mondo chiamando "esperienza" quello che io chiamavo lezione. Esperienza è un termine perfetto perché racchiude meglio anche le peculiarità emotive dell'uomo, mentre "scuola, lezione" fanno troppo "intelletto", e la vita è ben oltre la logica puramente razionale.
Forse la parola Esperienza, però, non spiega bene che ci dev'essere un risultato: non basta vivere dei fatti, bisogna recepirli e "sublimarli", altrimenti l'esperienza non è andata a buon fine e si ripresenterà l'occasione per capirla.
Ecco, la vita è esperienza al fine di comprenderla. Ovviamente, comprendere la vita significa cogliere l'essenza dei fatti. Non capiremo sempre "il perché".
Mi sveglio nel deserto, non voglio morire rimanendo lì a chiedermi perché, né posso passare le ore a piangere o a uccidere i passanti. Dovrò sforzarmi di uscire da quella situazione. Camminerò, cercherò il sostegno in qualcuno e io sarò di sostegno a qualcuno, forse. Forse morirò, forse arriverò a un'oasi, forse arriverà un elicottero. Forse mi sveglierò e capirò che era soltanto un sogno.
Si deve andare oltre.
Ci sono diversi modi per farlo. Me ne vengono in mente due: ingoiare il rospo o sputare il rospo.
Ingoiarlo è un'impresa lunga e dolorosa, sputarlo soddisfa l'Ego. E si entra in quello che è il concetto di vendetta. Sta a noi cercare l'equilibrio al fine di non rimanere soffocati dal boccone in gola. E poi esiste il vomito, che è una vendetta lenta, ma diciamoci la verità: provoca soddisfazione?
No. Non sono una persona vendicativa, sono una persona che ama in modo passionale la Giustizia. Ma se la vita -per me- è ingiustizia, significa che non amo la vita? No.
Si possono provare emozioni piacevoli anche in situazioni ingiuste. Un padre che ama anche quando il figlio rifiuta, la persona che cammina nel deserto anche quando non sa dove andare.
E' questa la grande capacità dell'uomo di "sublimare", di imparare, di conoscere, dunque, di vivere.
Perciò l'uomo che non prova emozioni, è un uomo fallito e già morto.




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