domenica 24 maggio 2009

Caro diario,
sono passati tre anni da quando il mio ragazzo mi ha lasciata. Quando capii cosa stava succedendo, qualcosa dentro di me è morto per sempre, eppure, qualcosa d'altro si stava preparando per nascere.
Ci sono tante cose che vorrei scrivere di lui, ma mi vengono in mente soltanto le mie preghiere quotidiane, tutti i minuti passati a pregare per il suo bene, perché ritrovasse la Luce.
Non ho più voluto tornare indietro, ogni mia sofferenza, ogni mio pensiero, augurio, tormento, ogni comprensione e accettazione, ricaduta, pianto, riconoscenza, avevano segnato tappe che ormai non potevo più rivedere a ritroso. In qualche modo, volevo continuare. Da sola.
Sono passati tre anni e soltanto negli ultimi mesi ho imparato a rivolgere il pensiero a me stessa, non più al ghiaccio, ma alla rosa che giaceva dentro, come priva di passione.
Mi scopro una persona ricca di energia, in grado di governare la propria vita con maggiore consapevolezza. Chissà perché in questi giorni lui mi torna in mente, dopo tutto il tempo impiegato per pensare anche ad altro. Che mi stia pensando anche lui?

domenica 17 maggio 2009

cambiamenti

Caro diario,
quella che consideravo la mia Maestra è diventata la mia allieva. Non è che io abbia superato le sue facoltà è semplicemente che le sue nuove tappe sono tappe che io già ho superato, le sue scoperte e i suoi insegnamenti, non sono niente di nuovo per me. Inizio a sentirmi ancora su un Cammino solitario. Non è così male, non ho l'ansia di un tempo, quella mostruosa fretta di concludere, di Sapere, di essere istruita, la mia è diventata un'accettazione completa verso i miei tempi, le mie caratteristiche e le mie possibilità. Non cerco più l'immortalità con l'ansia che ti ruba i passi e ti blocca, non cerco più l'amore come se un compagno fosse l'unica cosa desiderabile nella mia vita, come se il mio vero scopo fosse davvero quello di portare un fardello altrui o, peggio, viceversa. Non cerco nemmeno più la guerra come se fosse l'unico modo che ho per diventare il punto e allontanarmi dalla circonferenza e, infine, non inseguo la pace come se fosse quella cosa che aggiusta la coscienza.
E tuttavia, non sono nemmeno rassegnata all'indifferenza, come se questa fosse distacco!
In questi mesi di silenzio ho iniziato a conoscermi, scrutandomi senza giudicarmi a tutti i costi, mi sono osservata a lungo arrivando perfino a sfidarmi e a superare le mie paure dandomi in pasto alla paura stessa.
Due settimane fa sono salita sulla cima di una montagna, non avrei dovuto farcela, ero rimasta indietro, sola e con la vista annebbiata di nero, ma no, non ho ceduto. Quella scalata rappresentava per me gli ultimi mesi, ero io che superavo il mio Ego e lo volevo vedere stremato, volevo sentirlo piangere e poi urlare, di rabbia e di dolore fino poi vederlo rassegnarsi e, piano piano, svanire.
E' quello che è successo, come se in pochi mesi avessi fatto un salto che mai avrei pensato di poter fare. Sono diventata amica del mio nemico, rendendolo inutile. L'ho visto svanire dopo molti tentativi di rimanere a galla. Io ho cercato di aiutarlo, ma sapevo che dovevo lasciarlo andare.
Conosci te stesso. "Tutti conoscono sé stessi" mi han detto ieri sera "e il distacco del punto dal resto, cioé dalla circonferenza, conduce solo all'isolamento"....quanto di più errato.. quanto!
Ma il mio destino è davvero quello di essere un faro? Non me la sento di alzare il braccio all'indietro, come l'eremita. Non adesso. Ho bisogno di me stessa e di tutte le mie energie per non smagliare la rete di Luce che ci salverà.
Chi chiede il mio aiuto deve prima affrontare sé stesso, aiutarsi. Io non posso più pensare per gli altri. Che io stia diventando cinica e insensibile?

venerdì 8 maggio 2009

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Una volta mi hanno detto che scrivere ci libera da un po’ cose che trasmettiamo alla penna e raggiungono e imprimono il foglio. Però secondo me non è del tutto vero perché l’inchiostro porta sì con sé qualcosa, ma è la mente che decide cosa, inconsciamente, in modo costruito, nascosto, mentito, e il grande enigma di noi, allora, resta sospeso fra gli spazi bianchi che incorniciano le lettere e le parole. Sono quegli spazi bianchi che realmente dicono chi siamo, cosa proviamo. Ma scrivere al computer, è la stessa cosa? Ci da’ l’illusione di liberarci di una zavorra per un pochino, salvo poi ritornare silenziosamente, senza farsi vedere, come uno spazio bianco? Allora forse non cambia molto, sono mezzi differenti, ma la natura dell’uomo alla fine, resta sempre la medesima. Abbiamo necessità di creare per vedere cosa siamo, per capire cosa siamo attraverso l’immagine di ciò che proviamo e che altrimenti rimarrebbe isolato. Guardo Amore e Psiche e conosco chi l’ha scolpito, percepisco la sua natura sensibile, il suo desiderio. Guardo un’ocra rossa sulla parete di una grotta e conosco le necessità di un uomo, di un’intera tribù. E poi guardo quello che io scrivo e non mi riconosco, leggo i libri dei miei contemporanei e non comprendo l’umanità di cui faccio parte.
Allo stesso tempo, assaporo tutto quel non detto, quel non scritto che fa parte di me, che E’ me e mi rende una qualunque, una qualunque, invisibile creatura che nonostante tutto esiste in tutti gli spazi bianchi della sua profonda, amata vita un po’ condivisa e un po’ no. In fondo, non è forse vero che il silenzio a volte parla più di mille parole?

Saluto gli amici che mi leggono e che si sono sentiti trascurati, un abbraccio.