But when I'm down and feeling blue
I close my eyes so I can be with you
Oh, baby, be strong for me
Baby, belong to me
"perché non studi fisica?" chiede mamma stasera, forse stanca dei miei discorsi sul decadimento alfa delle particelle, raccontato durante l'aperitivo, come se fosse il più bell'inizio di un kolossal.
Perché in effetti per me lo è. Perché per me lo è sempre stato.
Col naso all'insù ho guardato il macrocosmo, mai realmente comprendendo l'illimitatamente grande, e ovviamente disdegnando il suo opposto, forse poco eclatante, finché, un giorno, ho scoperto che le leggi che governano l'universo non badano alla grandezza e ho dunque capito Ermete.
Se io avessi dedicato la mia vita alla fisica teorica, non avrei sprecato il mio tempo e le mie energie dietro a pensieri che non valgono più di un'inutile poesia o di un parto mentale che profuma di ragionamento filosofico. Che tanto mi piacciono, ma che altrettanto aprono porte sul mistero: la vita, le sue emozioni, le sue verità. Questioni che con il solo ausilio di una mente indagatrice non si svelano comunque mai, forse, piuttosto, si intuirebbero con l'intervento di una sensitività superiore.
"perché io e la matematica ci prendiamo a pugni". Forse avrei dovuto combattere meglio al fight club, forse avrei dovuto provarci. Però non l'ho fatto e probabilmente il mio destino non era quello di camuffarmi in una massa in pasto alle guerre fatte di calcoli e pubblicazioni più o meno rischiose. Il mistero ha fatto paarte della mia esistenza allo stesso modo in cui ne hanno fatto parte le mie emozioni di femmina.
Ma oggi, mi rendo conto, si fa strada una nuova arte. Non è la fisica teorica e men che meno lo è quella sperimentale, in questo potrei somigliare a Ettore. Non è la dedizione a un lavoro succube di un sistema rettiliano marcio, non è il sogno di sfornare figli a un marito più o meno presente. Non è quello di studiare religioni arcaiche e confrontarle. Non è quello di rifutare o inseguire persone, idee, cose. Non è niente di tutto questo.
Ho bisogno di una nuova dimensione. Reale, concreta com'è concreto l'atto di scrivere.
Non voglio più rifugiarmi nella sola esistenza onirica, fatta di viaggi ed esperienze come anche di impressioni neurali della "realtà". Non voglio rifugiarmi nella "realtà" come unico dei mondi in cui viviamo.
Voglio che la mia mente si apra, e per la prima volta non voglio tirare in ballo i sentimenti: l'amore universale, per quanto possa riempire le bocche di ammirevole bontà (enon dirò "buonismo", solo perché per un periodo l'ho provato e vissuto e buonista proprio non sono) il rifiuto universale (che non è un sentimento negativo, ho provato anche quello).
Non è il nichilismo, lo scontrarsi del buonissimo e del cattivissimo nel nulla. E' una cosa diversa anche dal puro isolamento, anche se attualmente potrei definirmi un "mix tra eremita e intellettuale" come direbbe Magueijo.
Mi sono sempre vantata di far parte della Resistenza (con la R maiuscola), cioé di quella cerchia ristretta di "esseri incarnati" (e stendiamo un velo pietoso sulla scelta del termine, ma eviterei il termine "superiore" troppo antipatico) che hanno il compito di tramandare alcuni Valori.
Valori non nel senso morale, ma in senso astratto, forse meglio riconducibile a uno stile di vita più che a un modello sociale di comportamento. Quindi più un'etica naturalista che un dovere civile, succube del tempo e dello spazio. Valore, dunque, come strumento di elevazione. Una sorta di decadimento dello stato grezzo dell'uomo allo stadio puro dell'energia animica.
In fin dei conti l'osservatore condiziona l'osservato, la mente decide la materia.
Dunque tutti i pazzi (me, in primis) che ritengono la realtà una delle infinite possibilità, che ritengono che sia tutto maya, ecco, i pazzi hanno ragione. Per questo e per mille altri motivi che a questo punto non ho voglia di scrivere, una nuova arte si fa sentire. Ed è proprio un caso che la creatività sia artistica? No, non lo è affatto.
Il fisico è un filosofo, il filosofo è un'artista, l'artista è un creatore.
Tutto il resto, le altre "specializzazioni" dell'uomo sono fondamentalmente inutili e patetiche.