domenica 27 settembre 2009

Il questionario di Io Donna, il femminile del Corriere della Sera

Il tratto principale del suo carattere?
-La forza

La qualità che preferisce in un uomo e in una donna?
-Onestà

Quel che apprezza negli amici?
-Che per loro vado bene come sono

Il suo principale difetto?
-Lunaticità

La sua occupazione preferita?
-Chiacchierare in lieta compagnia

Il suo sogno di felicità?
-La realizzazione interiore ed esterna

Il momento nella sua vita in cui è stato più felice?
-Ogni volta che considero quanto sono fortunata rispetto alle disgrazie altrui

La paura maggiore?
-Di invecchiare in solitudine

Cosa possiede di più caro?
-Il senso dei Valori fondamentali

Che cosa le è riuscito meglio nella vita?
-Ascoltare e, forse, capire gli altri

Quale sarebbe la disgrazia più grande?
-Perdere le persone che amo

Quel che vorrebbe essere?
-La Regina di Cuori che porta armonia e pace nel mondo

Il paese in cui vorrebbe vivere?
-Dove la vita umana vale più del denaro e delle idee

Colore preferito?
-Rosso il colore di sempre, verde il colore di adesso

Il fiore preferito?
-Il fiore del limone, il cardo, la margherita, la rosa, il rododendro, il gelsomino.

Autore preferito in prosa?
-Rigoni Stern, Balzac, Manzoni

E in poesia?
-Shakespeare, Catullo, Garcia Lorca, Pessoa

L'eroe e l'eroina della finzione?
-Jean-Luc Picard e Padmé

Il suo pittore preferito?
-Klimt, De Chirico, i miopi dell'impressionismo, Artemisia Gentileschi, De Lempicka

Canzone che fischia più spesso sotto la doccia?
-Nessuna

Film cult?
-Fantascienza

La bevanda preferita?
-Acqua non gasata

Se dovesse cambiare qualcosa nel suo fisico, che cosa cambierebbe?
-Tante cose... e nessuna

Che cosa detesta di più?
-L'ignoranza che diviene cattiveria in tutte le sue molteplici manifestazioni

Il dono di natura che vorrebbe avere?
-Guarire le persone

Come vorrebbe morire?
-Di veneranda sana vecchiaia, sul mio letto, circondata di figli e nipoti

Stato d'animo attuale?
-Rilassata con brio

Le colpe che le ispirano maggiore indulgenza?
-Quelle commesse per fame e disperazione

Il suo motto?
-Sii superiore.. qaplà! (auspicio di vittoria in combattimento)

venerdì 25 settembre 2009

Settembre è il mese che odio

Caro diario, stasera ci ho messo una vita a tornare, non me la sentivo proprio e ho fatto diverse stupide tappe, dopo essere rimasta ore lì sotto casa sua, come se questo potesse mantenere in vita un filo. Sono stata lasciata e non ho voglia di parlare, né vedere qualcuno. Sto cercando di ostacolare i miei pensieri in qualche modo, cercando qualcosa di buono nella mia stupida vita, qualcosa che mi dia un motivo per credere e continuare a credere. Ma l'unica cosa che mi riesce è lasciare andare le persone che amo, una dopo l'altra, persone che mi hanno arricchita dentro e che per un po', per un breve periodo che per me vale una vita, mi hanno fatto sentire la regina che non sono.
Se potessi raggrupparle tutte, forse non riuscirei a dire niente e se tentassi di abbracciarle, probabilmente mi sarebbe difficile staccarmi da loro.
Ma loro me lo chiedono.
E' difficile starmi vicino ed è quasi impossibile che io non mi interroghi sulle mie responsabilità e i miei innumerevoli difetti. Adesso non posso pensarci troppo perché sento che sto impazzendo, ma sono innamorata di un uomo e sento che il cuore mi sta cedendo.
Mi sento stanca, l'ho già detto che mi sento stanca. Vorrei essere inghiottita da un vortice di energia e vibrare lontano e ovunque, voglio lasciarmi cadere e smettere di combattere.
La mia vita che da fuori sembra perfetta, è per me un incubo. I soldi non mi stanno rendendo felice, il lavoro che detesto mi sta consumando e l'unica cosa che mi salva, no mi correggo, che mi avrebbe salvata, sarebbe stato l'amore. Ma io posso continuare ad amarlo così, da sola.

quante volte....

Capita sempre all'improvviso, a volte per strada, o mentre entro in ufficio, o, peggio ancora, a casa dove si sa, le difese son sempre (o quasi) abbassate. A dire il vero non è proprio una domanda, è quasi un'affermazione. Ma è una di quelle affermazioni alle quali tu devi rispondere, non fosse altro che per cortesia.

'Uh! Sei tornata?'

Quando uno ti dice 'Uh! Sei tornata?' non si rende conto di scatenare in te IL DUBBIO.
Certo che sono tornata, non mi vedi? E allora, se mi vedi, perché me lo chiedi? Non sono forse qui? Se sono qui è chiaro che io sia tornata. Da dove, non si sa. Comunque devo essere tornata. Credo di essere qui, ma se tu me lo chiedi vuol dire che forse non mi vedi, allora forse non sono proprio reale, in carne ed ossa. Forse me lo sono immaginato, o l'avrò scritto nel blog. O starò sognando. Insomma, ci sono o non ci sono? Certo che ci sono. Mi guardo, mi posso vedere, non tutta certo, ma almeno i piedi e le braccia sì. Ma anche questa non è una prova sufficiente, perché potrei anche non esserci, e vedermi lo stesso. E poi non è dimostrabile, dovresti vedermi anche tu per avere la certezza. E quindi non me lo chiederesti.
Ma tu me l'hai chiesto.
E io ora, che cosa ti rispondo?

mercoledì 16 settembre 2009

pensieri

Oggi è una giornata strana, iniziata in modo strano e finita ancor peggio. Mi sento paranoica perché domani è l'anniversario della morte della mia migliore amica e anche se come mi hanno detto io dovrei essere la colonna portante di molte persone, dentro non mi sento affatto così dritta.
Forse l'unica persona che non so reggere è la sottoscritta; è come se salissi una montagna controvento e invece che cercare riparo, continuassi, e mi ostinassi a procedere senza distogliere lo sguardo da lì, dalla vetta.
Mi avevano detto che così facendo, mi perdo il contorno, il cammino stesso, mi perdo i compagni di avventura. Io non la vedo in questo modo. Il fatto che mi arrangio è da implicarsi al fatto che so che nessuno può portarmi in braccio fin lassù e poiché io stessa non potrei permettere questo, voglio e devo concedermi il lusso di rendermi abbastanza solida da aggrapparmi a qualsiasi sasso sporgente che. con la sua dura presenza, possa anche impedirmi di farmi cadere insieme a chi cade.
Una delle mie due più care amiche oggi mi ha appoggiata in un modo che solo chi ha vissuto la morte può appoggiare. Tra la voglia di lasciare tutto e andare, tra la voglia di piangere e quella di urlare, alla fine, ha prevalso il buonsenso, o forse no, forse è solo pazzia, che poi è la stessa che mi fa procedere in salita. Ho dubitato che la mia strada avesse un cuore.
Ma non dubito più del fatto che io posso sentire il mio battito perché c'è ancora..
Mi ricordo di quando caminavo per la via con lei, e le chiedevo perché fosse tornata da me, se era morta. Mi aveva detto che era perché mi vedeva sofferente e voleva dirmi che lei sta bene. In effetti, quando stanno bene le persone che io amo, è come se qualcuno dalla cima tirasse su la mia corda per farmi fare meno fatica.
Ma lei non sta bene. Lei non sta proprio più e io non capisco più dove sia il confine.. se sia quello che percepiscono i miei sensi o quella che conosce la mia mente.
Mi sento sola, e mi sento impotente di fronte a una dichiarazione d'amore. Non trovo più parole, forse perché le parole non bastano più a nessuno.


domenica 13 settembre 2009

nocturnia




Sono rientrata da una gita a Mantova, dove c'era il festival della letteratura, e dal pomeriggio passato al lago di Garda. In questo momento ho molte impressioni da raccontare, discorsi che non si sono mai esauriti dentro la mia testa e immagini che sembrano ancora mischiati all'odore di alga, quasi come se fosse un quadro che ha preso vita appena mi sono addentrata un po'.
La letteratura non l'ho praticamente respirata, però. Pensavo che come al solito sarei tornata a casa con mille e mille fogli di cose scritte da altri e che forse in realtà non avrei mai capito, pur credendo il contrario.
Della "letteratura" presentata a Mantova mi rimane indelebile il ricordo di una giovane scrittrice di cui non dirò il nome, all'intervista della quale ho assistito ad un orario in cui avrei dovuto essere a letto da almeno un'ora. Il suo modo allegro di esprimersi e di scrivere mi piace, al contrario, trovo disgustoso ed immaturo il contenuto dei suoi libri. Perlomeno da come sono stati introdotti, visto che non li ho mai letti e non ne ho comprato nemmeno l'ombra. Lei, la scrittrice, è una giovane donna problematica. Una delle tante figlie di quest'epoca, il risultato variabile di una strana congiunzione tra il sud e la capitale. E poiché scrive libri che suppongo siano anche letti da qualcuno, mi rendo conto che quella sua spregiudicatezza pubblica è solo il mezzo più naturale per piacer loro, anche se nasconde un'evidente insicurezza e immaturità nei confronti della vita, della gente e dell'altro sesso.
Dilungarsi per capitoli e capitoli a spiegare come si appiccicano fra loro le ali degli assorbenti rendendo difficoltoso staccarli dalle mutande (distinte in varie categorie a seconda della loro resistenza ai lavaggi) non è quello che io chiamo letteratura, insomma non è quello che abitualmente ho voglia di leggere.
Le poche righe lette con maggiore interesse erano l'incipit di un libro lasciato sul tavolo di un bar, le quali ribadivano in modo certamente più maturo e maschile l'importanza di riscoprire e rivalutare gli anni della fanciullezza. Lì al tavolo, oltre alla prima pagina del libro è stata letta anche la mia mano, ad opera di un filosofo che pare abbia visto, attraverso qualche segno dermico, una spiccata tendenza spirituale. Ciò mi ha sollevato il morale perché ha confermato che non sono solo chiacchiere introspettive, paranoie ed ostinazioni pseudo-mistiche quello che vado predicando a me stessa. Tuttavia, dopo un numero imprecisato di aperitivi, il dialogo sull'Io e l'Ego, sulla psicoterapia freudiana ha cambiato dolcemente rotta finendo al banale, patetico e qualunquista discorso sul rapporto "ideale" fra uomo-donna.
Ho così scoperto che in tema tradimento sono una donna di atri tempi, insomma, démodé, superata. Non so più con certezza se mentre parlavo ero proprio io a parlare o se prestassi solo il corpo a qualcosa di oltreumano, ma ho passato la sera a sentirmi un essere surreale, magico, alieno.. mi sono sentita perfettamente bene nei miei panni antichi e se l'onnipotenza esiste allora sì, ne ho provato la sensazione, il benessere che appartiene al punto nel cerchio.
E non lo dico io, lo dice il palmo della mia mano, che poi è la stessa con cui tocco il mio uomo, e non c'è nessuna fredda pretesa di perfezione in tutto questo, o in me o in lui. C'è semplicemente una Strada che per me ha un punto di inizio e un punto di arrivo e niente e nessuno potrebbe impedirmi di percorrerla, imbrogliando la natura del mio Intento.
In altre parole, io vivo, e mi godo il presente.

venerdì 11 settembre 2009

pensieri di fine ferie

E’ un po’ di tempo che non scrivo e in questi giorni m’è tornata la voglia, anzitutto voglio salutare i miei amici commentatori, augurandomi di ritrovarci più spesso.

Rispetto a quando è nato questo blog, le cose sono state in continua e veloce evoluzione e sono molto cambiate, io stessa ho attraversato i mari e i monti della mia mente, tra una metaforica sciabolata e un tuffo nel Mar del Pathos. In un certo senso sono l’Ulisse della mia vita.

Ogni piccolo passo percorso è entrato a far parte di me, con le cose trovate e quelle lasciate, con tutti i pensieri e le emozioni vissute, e non c’è niente, neppure ciò che è andato ad esaurirsi, che la mia mente e le cellule abbiano dimenticato.

E’ questo che io chiamo Cammino, un’evoluzione costruttiva o distruttiva, secondo l’uso che facciamo delle nostre possibilità. Le possibilità sono energia latente, potenziale, sono il nostro mezzo per esprimerci e per renderci creatori o distruttori, divinità o diavoli, insomma, qualcosa che crea o qualcosa che divide. Sostanzialmente è l’uso che noi facciamo degli input che riceviamo a rendere le nostre Vie luminose o oscure, l’energia è lì a nostra disposizione e discrezione.

E tutto ciò che impariamo, diviene una capacità, un potere, in altre parole, diviene l’azione –la concretizzazione- di ciò che chiamo possibilità. In altre situazioni direi che il potere è la shakti della possibilità shiva.

Guardando indietro mi rendo conto di aver sublimato alcune situazioni che avrebbero potuto degenerare, rendendomi schiava d’esse fino a farmi trascinare dietro gli strascichi delle loro negatività. Per questo oggi, mi sento più consapevole e libera, la “fede non è desiderio, ma Volontà”.

Quando mi chiedono se ho fede, inizio a pensare alla Volontà, alle possibilità latenti, all’azione, al miracolo che quotidianamente compiamo e mi sento quasi costretta a rispondere di no pur sapendo che nella logica comune questo corrisponde a una confessione di ateismo. Se qualche anno fa avrei dato ogni singolo neurone per spiegare a chiunque che tale conclusione è molto distante dalla mia reale natura e avrei iniziato una discussione completamente fuori schema, oggi mi sento libera dal dover giustificare il mio pensiero. Non credo di aver perso l’energia per farlo, ritengo piuttosto di aver perso la voglia di impiegare in tal modo il mio tempo.

Mi sembrava che i miei discorsi aprissero mondi di possibilità alla gente che ascoltava -e molto probabilmente non capiva o mi riteneva semplicemente eccentrica- ma era palese che una donna di poche chiacchiere come la sottoscritta non avrebbe usato termini a caso, e dietro ogni singola parola vi era un universo di ragionamenti che inesorabilmente (mi) portavano a una conclusione snervante:

Che non c’è nessuna conclusione, e tutte quelle infinite possibilità lanciavano la mente in un mare di ordinato chaos da cui avrei attinto di volta in volta le mie verità, ma che solo rendendomi punto avrei visto e partecipato al tutto, alla circonferenza, pur senza divenire schiava del suo vortice.



P.S. Un benvenuto al mio nuovo lettore speciale, che è il mio compagno.