giovedì 21 luglio 2011

E' da me. Tabula rasa attorno come ho sempre fatto, in un modo autolesionista, ma con una lieve differenza.
Sono una di quelle che arrivano direttamente al nocciolo della questione, ché la so individuare e non senza un certo modo poetico di intendere la vita. Nemmeno più per amore riesco a fare un passo verso situazioni in cui dovrei in qualche modo accomodarmi. Mi infastidisce il mondo ignorante.
Forse l'unica via è uscire dalla vita.
Ma a me piace. E sono innamorata di un uomo che vorrei fosse in grado di aiutarmi ad accettare le cose che non posso accettare. E' dura per tutti, soprattutto per lui.
E non pretenderò tanto.


mercoledì 6 luglio 2011

perdere la speranza

Avevo voglia di capire le persone e forse un poco ci sono riuscita, perché sono empatica.
Pensavo che i più austeri nascondessero dentro di sè una grande solitudine forzata, che gli arroganti fossero semplicemente insicuri, che i trascinatori di folle cercassero consensi per approvare prima di tutto sè stessi.
Mi sarebbe piaciuto portare tranquillità nelle persone che per questo o per quel motivo agiscono indossando maschere, confondendosi sempre di più come farebbe un guerriero Nagual perso in dimensioni oniriche o un ladro d'idee pronto anche a innestarle nella mente del miglior offerente.
Insomma, avevo speranza di essere in grado di dare forza agli altri affinché si levassero le maschere, ma non avevo considerato il fattore tempo.
L'uomo è fragile, succube, illuso. E' immaturo. Per questa immaturità diventa aggressivo, arrogante. Perde la propria reale natura di essere socievole sinceramente.
Istinto o razionalità. Emozione o logica.
Se nell'amore non c'è logica, allora, come possiamo costruire un mondo basato sull'Amore, se noi stessi ci costringiamo a catene governate dall'energia più grezza che esiste, la legge della materia?
Tutti provano incertezza, paura, eppure chiunque si sforza di apparire privo di emozione, freddo come un cadavere. Ci si crede forti, in tal modo si fa carriera.
Perché viene premiata l'omologazione, la rinuncia a Sè. Mi dispiace per voi, umani, mi dispiace che siate così privi di amore verso voi stessi, che condanniate l'emozione reprimendola con medicinali, che non comprendiate che siete di fronte a una sfida.
Non riuscite a vedere che siete in un ring con una grossa catena alla caviglia. Non potete nemmeno immaginare di toglierla, perché sareste liberi e non sapreste nemmeno dove andare e come sopravvivere senza la manna che vi offrono quanto più ubbidite alla legge del più forte.
Negli ultimi anni ho capito quanto sono diversa e inadatta a questo mondo e ho perso la fiducia e la speranza perché ho capito di non poter vincere in solitaria la paura del Nulla.
Ringrazio pochissime persone, tra cui il mio uomo, meraviglioso come una perla marina, di condividere la sua vivida aura cristallina combattendo l'oscurità di questo ingrato mondo. Forse senza saperlo.