giovedì 27 gennaio 2011
venerdì 21 gennaio 2011
Ricevono lampade ai loro compleanni perché sono quella che regala luce, foss'anche luce elettrica!
Di carta, di sale, a candele, colorate, bianche, indiane, italiane, da meditazione, da lettura..
Regalai la prima lampada al matrimonio della mia migliore amica dell'epoca: era di stoffa bianca e aveva disegnato qualcosa in verde. Non avevo idea che quello sarebbe stato l'inizio di un'era..
Mi rendo conto di voler bene a qualcuno dal regalo che gli faccio, se è luce, allora è fatta.
Poi il biglietto ha iniziato ad essere il vero dono e la luce è diventata solo un aspetto secondario, un simbolo. Ci ho messo due giorni a scrivere l'ultimo biglietto e ora mi manca solo di passarci sopra con la penna. Ho scelto un biglietto in cui c'è l'immagine di una donna vestita dei colori dell'Opera e che ha "addomesticato" un drago. Vorrei tanto che fosse così.
giovedì 20 gennaio 2011
vita da single atto secondo
Il tavolo è come l'ho lasciato stamattina e se non fosse che la banca ha previsto un aperitivo dopo l'assemblea al Viest Hotel, avrei vuoto anche lo stomaco.
Due ore buttate nel cesso: la riunione avrebbe potuto essere interessante, invece è stata puerile e veramente non all'altezza. Mi teletrasporto al banco aperitivi. Mi domando come sia che in ogni occasione punto a quello per risollevarmi il morale: sono troppo intelligente per sopportare banalità o sono semplicemente una godereccia?
Le mie freddure sono famose e i colleghi dell'Area Vicenza fanno gruppo attorno a me. Si brinda, si scherza, ci si da appuntamento all'assemblea societaria della settimana prossima. Penso già al banchetto faraonico (e stavolta ho sistemato i capelli).
Miss Italia, la collega strafiga è in un angolo abbandonata da chiunque. Tanto bella quanto stupida. Mi fa pena. Poi mi faccio pena io perché l'ex direttore ci prova smisuratamente e mi imbarazza. Con una scusa mi eclisso.
Dopo i saluti di routine, fatti al volo al Capo Area, infilo il colbacco e il cappotto e parto in quarta lasciando la scena sul più bello. La mia Yaris non tradisce. Becchino è l'unico maschio di cui mi fido e che posso avere vicino.
mercoledì 19 gennaio 2011
"E se fossero simboli?" mi viene chiesto.
Chiacchieriamo delle iscrizioni cuneiformi sumere, ma mi sento spiazzata dalla domanda perché si è sempre dato per scontato che l’archeologia, a ritroso nel tempo, ad un certo punto cessasse di essere storia e diventasse improvvisamente mitologia, teologia. Quindi l’uomo antico avrebbe manifestato la sua presenza e il suo pensiero attraverso l’uso di simboli.
"E se non lo fossero?" rispondo.
Non so più se stiamo parlando di archeologia, di storia, di religione, di mitologia, di fantascienza , di filosofia o di occultismo. La verità è che tutto ciò che ci sembra assurdo e anacronistico viene considerato un’invenzione e un simbolo, per contro, tutto ciò che l’uomo non riesce a spiegare viene raccontato con le immagini che conosce e che gli permettono di esprimersi, sfiorando spesso il pittoresco.
Per esempio un indigeno descriverebbe un aereo civile di linea come un grande uccello che fuma e che si nutre di uomini. La filosofia classica potrebbe spiegare “il mito” affermando che si tratta del simbolo dell’esistenza umana, in cui la carne si dissolve lasciando libera l’anima di spaziare nel mondo invisibile. Il religioso potrebbe dunque dare origine a una ritualità connessa al fuoco purificatore in onore a una divinità, che in questo caso potrebbe essere il Fuoco. La massa si limiterebbe a ripetere il rito per fede.
E’ curioso notare che questo iter è più o meno identico a ciò che troviamo in India. Il messaggio esoterico è sempre più interessante e costruttivo di quello essoterico, ma lasciatemi dire che i maniaci dell’occultismo hanno già abbastanza rotto.
Pare che Thor e Indra si somiglino molto e non vorrei dover nominare le divinità greche e romane –meravigliose- per non dilungarmi, e finirei per farlo certamente visto che i miti sono pressappoco identici in ogni parte del mondo.
Abbiamo un passato di cronisti esoteristi o nel mito abbiamo delle realtà storiche?
domenica 16 gennaio 2011
sabato 15 gennaio 2011
la rosa del deserto
Se vi pare poco, aggiungo che la signora avrà pure il pollice verde, ma non ha mai scritto articoli sugli ominidi verdi, cosa che io, invece, ho fatto eccome, usando la tastiera del pc anziché una macchina da scrivere che somiglia a una mitragliatrice da tavolo con braccia meccaniche filamentose e un pistolone che esce da un lato.
I marchingegni di un tempo sono molto poco pratici anche se per gli animi romantici restano i preferiti. Io sono molto romantica, ma da quando vidi Terminator, sto attenta alle caratteristiche delle macchine. Per esempio, digitando con forza su un braccetto metallico della macchina da scrivere arcaica, allentata dall'uso (e succede anche agli aerei perché ho visto Indagini ad Alta Quota su Sky, figuriamoci se non succede alla vostra machina da scrivere senza garanzia) si potrebbe staccare rimbalzando come un razzo e finendo per infilzare un occhio tipo spiedino di casa Addams.
Le macchine sanno quando ribellarsi e lo faranno certamente. Avete mai pensato -correndo sul tapis roulant- che potreste cadere e i capelli potrebbero restare incastrati nelle fessure laterali staccandovi il cuoio capelluto mentre il tappeto ride di voi e continua a correre da solo e voi intanto morite dissanguati perché la gente intorno o non vi sente causa i-pod o non ha un cucchiaino con cui raccogliere i vostri resti?
Ricordo che anni fa parlai dell'incompatibilità "capelli-tapis" con un collega corridore il quale mi rispose che forse avevo visto troppi film dell'orrore. Subito rimasi delusa per l'incomprensione del problema esposto, ma poi dovetti notare che non poteva capire in quanto calvo.
Comunque, dicevo, in questi giorni scrivo incessantemente e passo dal fantascientifico con furore al sentimentale con malore simil diabetico. Non mi preoccupa questa cosa perché tutto sommato "è da me", cioé io so di essere una romantica e quando sono posseduta da Venere lascio che le parole fuiscano e le dita danzino libere sulla tastiera a formare frasi che non pubblicherò mai.
Per esempio, avevo scritto una bellissima lettera d'amore immaginandomi su una nave a scrivere il giornale di bordo indirizzando i miei
pensieri a un uomo che non c'è. Nemmeno il capitano Picard potrebbe arrivare a tanto, a prescindere dalla calvizie, e figuriamoci una vecchia come la Fletcher che se scrivesse poesie d'amore sarebbero dirette al marito fantasma che neanche la Ghost Whisperer di rai due saprebbe starle dietro.
Poi ho anche scritto di "archeologia spaziale". E' un genere, un interesse e non è come dire: "ho scritto balle spaziali" o "stronzate megagalattiche". L'altro giorno in libreria ho trovato un libro, che non ho preso, ma che mi ha ispirato un termine bellissimo: "scoperte archeologiche non autorizzate". Ecco, il genere Archeologia Spaziale esamina tutti i reperti archeologici, i testi sacri, le tradizioni e riordina questi pezzi del puzzle. Solo che alla fine il disegno esce diverso da come ce lo avevano raccontato e ce lo hanno inculcato nella testa a scuola a suon di votacci.
E più guardi il disegno e più ti accorgi di quanto sia armonioso. Il paragone è questo: sei cresciuto in ambienti in cui ti davano 3 se dicevi che il Re era nudo. Volevano convincerti che quel culo peloso fosse in realtà un vestito regale, ma siccome sai ancora riconoscere un didietro da un vestito in velluto prezioso, ti sei ostinato a tenerti le tue idee. Un bel giorno hai anche scoperto che non eri il solo a contare i peli del Re senza addormentarti e ti sei convinto che vivi con un branco di imbecilli.
Così reggi il confronto passando per un affarista, un pazzo, un pericoloso o, se sei fortunato, un eccentrico. Continui a guardare il disegno dove tutto torna e non riesci a capire come invece facciano tutti a seguire le linee storte come un quadro di Picasso e ti domandi cosa sia, davvero, la pazzia.
Io me lo sono chiesta ogni tanto, ma siccome non ho l'aiutino da casa o il cinquanta-cinquanta per rispondere, mi tengo il mio milione di dubbi e vado avanti per la mia scalata verso l'ignoto.
Ma non è che dovrei fidanzarmi così guarderei meno tv?
P.S. se vi chiedete perché il titolo "la rosa del deserto" io vi domando: perché si dice sempre "due palle" o "due scatole" anziché magari dire "set trolley" o "quattro salti in padella"?!?!?
giovedì 13 gennaio 2011
Vita da single
domenica 9 gennaio 2011
Dendera, Egitto. In fondo a un corridoio, esiste un geroglifico chiamato “Lampade di Dendera” per via della forma similare alle moderne lampadine elettriche. Particolare anche la sfera che contiene una linea a zig zag che appunto richiama, per l’occhio moderno, un simbolo d’energia. Gli archeologi descrivono l’immagine come un grande fiore di loto sostenuto da una colonna del tempio di Osiride. All’interno del disegno vi è un serpente, mentre all’esterno, un personaggio tiene due pugnali in segno di pericolo.
Il Tubo di Crookes fu costruito per generare la luminescenza del fosforo e quindi irradiare luce. Non entrerò nei particolari di questo genere di lampada, ma è notevole osservare quanto sia formalmente simile alle Lampade di Dendera, considerando diverse caratteristiche come per esempio la fuoriuscita dei raggi-elettroni esattamente dove la figura del geroglifico alza i due pugnali. All’interno, inoltre, la figura del serpente richiama l’immagine fosforescente che si crea all’interno del tubo di vetro inventato da Crookes.
Voglio porre l’attenzione sul personaggio che regge il fiore. Si tratta di divinità dalle dimensioni notevoli rispetto alle misure con cui vengono rappresentati gli umani. Si potrebbe parlare di un gigante.
I giganti sono figure note nelle tradizioni “religiose” come quella cristiana. Nella Genesi 6.4 si può leggere: “Vi erano i giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio si accostarono alle figlie degli uomini ed esse partorirono loro. Essi sono gli eroi dei tempi antichi, gli uomini famosi”. La parola normalmente tradotta “giganti” in ebraico è scritta Nephilim, derivante dal verbo “nefal” che significa “scendere, venire giù”. Letteralmente, dunque, si potrebbe dire: “A quei tempi sulla terra c’erano coloro che erano discesi, e c’erano anche dopo, quando i figli di Dio si accostarono ecc ecc”. Secondo la Bibbia i Nephilim, angeli caduti coltivarono la malvagità, si unirono alle donne e vennero meno alla legge di Dio, che dunque non prevedeva un’interazione di questo tipo con gli uomini. La loro legge di potenza e malvagità fu trasmessa agli uomini che iniziarono ad apparire malvagi a Dio il quale decise di distruggerli con un cataclisma, ad eccezione di Noé che gli rimase caro. Le leggende continuano a parlarci dei giganti, nella mitologia nordica di Asgard, ma anche in quella classica nei miti di Atlante e Prometeo e dei ciclopi. Il gigante Baal di Ras Sham Ra fu ucciso dagli invasori e Golia, altro gigante fu vinto da Davide.
Ovviamente la scienza non ha dimostrato l’esistenza dei “giganti”, anzi ha smentito l’autenticità dei ritrovamenti archeologici di migliaia di scheletri di esseri enormi, in quasi tutto il mondo. La scienza ha anche smentito la validità delle teorie di Sitchin sottolineando il fatto che questo autore controcorrente ha largamente interpretato le tavole cuneiformi, le quali non sarebbero affatto così precise e dettagliate, e al contrario non rivelerebbero la conoscenza dell’esistenza di dodici pianeti (allargandosi a considerare tali anche Sole e Luna).
Le smentite del mondo accademico si fanno sentire anche per quanto concerne l’esistenza dei vimana. La scienza afferma che tali velivoli non solo non sono mai esistiti, e soprattutto non esiste un oggetto volante costruibile e funzionante rispettando i principi ricavabili dal Vaimanika Shastra.
Per contro, vorrei aggiungere che le strutture aerodinamiche dei vimana descritti dal Vaimanika Shastra sono stati attribuiti ad un autore non competente in materia aerospaziale che però volle in qualche modo tradurre in immagini quanto aveva visto e potuto capire, probabilmente da fonti più antiche. In realtà l’epica indiana racconta in più di centro libri, in gran parte ancora da aprire e tradurre dal sanscrito, le epopee militari di divinità provenienti dal cielo contrapposte ad altre divinità provenienti anch’esse dal cielo, che si sarebbero scontrate sulla Terra per motivi sconosciuti all’uomo. Queste guerre spaziali avvenute sul suolo terrestre avrebbero causato distruzioni incredibili come racconta la tradizione indiana, ma non solo.
sabato 8 gennaio 2011
Il popolo Dogon fu scoperto nel Mali (Africa) dagli europei intorno l'anno venti del Novecento e già all'epoca, senza quindi aver avuto contatti in precedenza con altri popoli, erano consapevoli dell'esistenza di queste tre stelle e delle loro caratteristiche fondamentali. Le loro conoscenze tramandate di generazione in generazione hanno origini lontane e misteriose.
I Dogon raccontano di esseri giunti dal cielo, i Nommo, in navi circolari ed estremamente legati all'acqua tanto da essere considerati esseri per metà uomo e metà pesce. Questo incontro con gli Dei avvenne in qualche area remota, forse in Egitto o in Mesopotamia. I Dogon, infatti, raccontano di giungere da quelle regioni più ricche di paludi e corsi d'acqua. Anche nella cultura babilonese si parla degli Oannes, creature anfibie giunte dal cielo.
Le incredibili conoscenze astronomiche dei Dogon, comprendenti la rotazione a spirale della Via Lattea e la presenza di asteroidi attorno a Saturno, sembrano quindi essere figlie di una tradizione geograficamente differente.
Il Pianeta X (o "Nibiru") si avvicina alla terra ogni 3600 anni e il suo passaggio provoca delle catastrofi in virtù della sua potenza gravitazione data dalla sua massa di gran lunga superiore a quella terrestre. Al suo punto più vicino alla Terra potrebbe apparirci come un secondo Sole e dovrebbe causare lo spostamento dell'asse del nostro pianeta e l'inversione dei poli magnetici causando sconvolgimenti catastrofici.
venerdì 7 gennaio 2011
vimana e altre storie
I Vimana sono degli apparecchi usati sia in ambito civile che militare. Possono essere impiegati per il trasporto di persone così come possono essere usati in guerra. Si tratta di velivoli molto leggeri, invisibili: forse perché essendo argentati si confondono nel colore dell’atmosfera. Possono raggiungere altitudini incredibili poiché sono in grado di uscire dall’atmosfera e muoversi nello spazio come i più moderni razzi della Nasa. Il fatto è che si tratta di apparecchi descritti in testi religiosi relativi all’India di quattromila anni fa. Un attento esame di tutti gli elementi contenuti nelle scritture sacre della tradizione indiana, hanno condotto gli scienziati militari a ritenere tanto anacronistiche quanto funzionanti le conoscenze sulla meccanica di volo descritte. E mentre molti componenti sono effettivamente stati scoperti e sono dunque entrati in uso solo nel Novecento, altri non hanno ancora ricevuto una collocazione logica e non sono, dunque, riconducibili a qualcosa di conosciuto nemmeno nel mondo militare moderno. E’ difficile pensare a una riproduzione funzionante di queste apparecchiature, in quanto non si riesce a capire esattamente come assemblare i componenti frammentariamente presentati.
Si tratta di impianti di condizionamento, condutture elettriche, tubi di aereazione e celle fotovoltaiche, antenate dei moderni impianti di pannelli ad energia solare. La propulsione dei velivoli è ricondotta a motori atomici e al mercurio.
I racconti parlano di migliaia di Vimana nel cielo, fuoriusciti da un Vimana gigante, e pilotati dagli Dei e in particolare dal Dio Rama per contrastare i velivoli dei demoni. Ci fu una terribile guerra in cui l’uomo si trovò ad affrontare questi “demoni” detti Rakshasa. I Rakshasa attaccavano eserciti e civili con folgori e raggi luminosi e distruggevano ogni cosa. Vi fu una terribile guerra che sfociò nella distruzione della città per mezzo di un’arma potentissima che in pochi secondi esplose illuminando in modo innaturale l’atmosfera per poi ridurre in cenere ogni cosa.
Potrebbe sembrare fantascienza, perciò viene comunemente chiamata mitologia e questa va a fondare una religione. Ma la mitologia, può spiegare la fantasia con cui persone ritenute scientificamente arretrate hanno cercato di descrivere apparecchi volanti, congegni nucleari, armi atomiche? Trovo sia motivo di orgoglio abbattere muri mentali su una certezza storica che vacilla incredibilmente tanto di fronte a antichi racconti che sconvolgono i pilastri della conoscenza sul passato dell’umanità.
Trovo lo stesso stimolo intellettuale che provavo a dieci anni leggendo i Veda o Adamsky, oggi, nel leggere le argomentazioni di archeologia misteriosa di un Zecharia Sitchin o di un Biagio Russo. Con mente un bel po’ folle da aprirsi alle verità più assurde, resto ad immaginarmi un mondo antico completamente diverso, avvolto ancora nella nebbia, ma terribilmente moderno.
I Sumeri, per esempio, conoscevano perfettamente l’astronomia e descrivevano con grande precisione pianeti come Venere o Giove. Ma fra le varie descrizioni vi è quella di un pianeta di cui si discute ancora l’esistenza, che in Mesopotamia era conosciuto come Nibiru ed era raffigurato fra Marte e Giove.
La sua orbita ellittica fa in modo che Nibiru, secondo i Sumeri, si avvicini alla Terra ogni 3600 anni. Le tavole dette “Epica della Creazione” parlano di uno scontro fra Nibiru e Tiamat, un preesistente pianeta, scontro che causò una fascia di asteroidi e la formazione della Terra stessa.
Studiando alla lettera le scritture cuneiformi sumere, Sitchin ha trovato la descrizione della creazione degli umani da parte degli abitanti di Nibiru, gli Annunaki. Si tratta di una lettura, e non di un’interpretazione, afferma lo studioso e nonostante ufficialmente l’accademia dimostri una certa contrarietà alle sue tesi , in privato pare che i colleghi lo sostengano ben consapevoli della sua verità e altrettanto ben consapevoli che si tratta di una gran scomoda verità eretica.
Stiamo parlando di UFO ed esistenza aliena, di testimonianze di gran lunga antecedenti la moda hollywoodiana alla “X-Files” o Roswell, stiamo parlando di fondamenti religiosi, di cui il cristianesimo non è privo, visto che la Bibbia stessa racconta eventi ambigui e incontri tutt’altro che conformi alla normalità.
La scienza e alcun governatori si stanno muovendo verso una direzione mai percorsa in precedenza e che vede la necessità di scoprire i veli che fino ad oggi hanno tenuto nascosto elementi che sembrano finalmente condurre a una cultura nuova e reale, che non si accontenta più di una definizione mitologica, e che cerca, invece, un riscontro oggettivo.
Il motivo è semplice. Per migliaia di anni e ovunque nel mondo, si sono verificate situazioni normalmente inspiegabili, degne di essere considerate per come sono raccontatie nelle tradizioni orali, nei testi antichi e nei reperti archeologici che testimoniano scenari incredibili ma non per questo falsi. La pecca della scienza è quella di voler sempre e comunque ridurre alle categorie scientifiche che si vuole conservare –e non rivedere ed evolvere- gli elementi che invece ne escono clamorosamente. E’ un nascondere la testa nella sabbia per mantenere la storia una costruzione non elastica che prima o poi si spezzerà contro uragani di domande.
Per esempio, come mai i Dogon, tribù africana primitiva, conoscono perfettamente il sistema ternario di Sirio?
il professore di sfiga
Ma il suo aspetto esteticamente peccabile non rispecchiava l'atteggiamento arrogante e presuntuoso che aveva, anzi, sottobanco tutti noi sfottevamo quel suo modo di vestire da coreano in crisi mistica.
Credo di non essere l'unica a non avere idea di che cosa insegnasse, ma suppongo fosse legato allo studio dell'opinione pubblica. Mi viene naturale dire che un insegnante di una materia sociologica dovrebbe quanto meno avere una predisposizione naturale e caratteriale alle relazioni pubbliche. Lui no. Lui mancava di qualsiasi minimo presupposto per insegnare.
Le sue lezioni diversamente interessanti si concentravano in monologhi snervanti e quel suo disgustoso accento inglese peggiorava la situazione. Era come essere lo scriba di un dettatore folle di idiozie, lui farfugliava cose incomprensibili e noi studenti scrivevamo delle imbecillità in lingua inglese. O qualcosa che potrebbe somigliarci. Poi giunse il momento della presentation.
La presentation è cara nell'insegnamento di tipo britannico: lo studente ascolta le lezioni, vi partecipa e poi si prepara un argomento che prima di essere da lui affrontato, viene presentato al pubblico, cioé alla classe. In un secondo momento esporrà la sua relazione e preparerà una tesi scritta.
Lui decise contro ogni logica di far fare a tutti la stessa ricerca, era in pieno stile comunista: la Rivoluzione Francesce.
Io sfidai la sorte con una tesi che confermava la partecipazione della massoneria nel sottobosco filosofico -e non- che favorì la ribellione. Sentenziai che la Rivoluzione fu un fenomeno appositamente creato da mani quasi invisibili e che il potere non fu mai del popolo.
Lui, comunista fino al midollo e col coltello dalla parte del manico, mi condannò a morte deridendo le mie affermazioni sulla massoneria stessa. E' FORSE anche lui un massone dei tempi moderni o è semplicemente un sinistroide allocco -e con gli occhiali-?
Non so, non mi sento di giudicare. Ma il risultato fu un voto di merda per ognuno di noi e non pago ci diede appuntamento per il rimprovero generale.
Poiché è nel mio stile non prendere parte a questo giochetto subdolo, non mi vide nessuno e non diedi mai alcuna spiegazione in merito alla mia assenza.
Passai alcune ore a correre sul tapis roulant di una palestra e Silvano mi pregò di fingere stanchezza, prima di darmi in pasto al Maestro. L'adrenalina era a valori strabilianti, il cardofrequenzimetro segnalava picchi da morte e ciò ha rafforzato in me l'idea di resistenza ed immortalità.
Ripresentai il lavoro direttamente dall'Inghilterra, per mail, un minuto prima della scadenza della consegna. Stesso argomento, stesse argomentazioni. Stesso voto di merda.
Mi rifeci maestosamente con una tesi sulle relazioni diplomatiche non ufficiali intercorse tra il Terzo Reich e la presidenza statunitense. Qui rischiai la crocifissione in sala mensa all'Università di Birmingham. Ne ero pienamente consapevole, ma d'altra parte nessuno avrebbe potuto attaccare la mia tesi, perfetta, sulle responsabilità americane all'ascesa del Cancelliere e soprattutto sullo scatenarsi della guerra.
Presi il voto più alto e dubito fosse puramente merito della perfetta esposizione in lingua. Gli inglesi non hanno pietà, non sono deboli come gli insegnanti italiani, non si sentono guide spirituali.
Ma lo fa in articoli pubblicati in Italia. E se per caso qualcuno li diffondesse in USA?
martedì 4 gennaio 2011
Quando mi impongo dei limiti è finita, è come dire al proprio Genio di non darsi troppo da fare, di volgarizzarsi. Per me è una tragedia, è come farsi una lobotomia per rendersi pari alla massa.
Sto valutando, dunque, di non scrivere nulla nemmeno per Il Milione, nonostante rientrasse fra i buoni propositi del 2011.
Per contro, ho già esplorato un altro obiettivo: cantare in pubblico, esaltante e soddifacente nonostante la musica fosse differente da quella prevista. Annie Lennox si rivolterebbe nella tomba se solo fosse morta. Al termine di -No more I love you's- i commenti dolci e confortanti degli amici "ma cazzo una più facile, no?" E che te frega, dico io. E' andata.
Passiamo all'i-pod per il viaggio, caricato da un mio amico. Ad un certo punto blocco renale, una voce inizia: Adesso rilassati. I muscoli del volto si stanno rilassando. Sempre di più. Senti i tratti distendersi. Cambiamo genere altrimenti distruggo l'apparecchio. Inizia la Carmen.
Sono arrivata a sera con un estremo bisogno di Metal. Direttore, ho sbagliato carriera.
Sì, ti vedo in dark e non è mai troppo tardi.
E con questa, vado a infilarmi le calze nere, passo e chiudo.
lunedì 3 gennaio 2011
Da me a me, una dedica
anche se il mondo non ci vuole bene,
anche se siamo stretti da catene
e carne da crocifissione
Presto noi sogneremo
distesi al sole di mille primavere
senza il ricordo di questa prigione,
di un tempo lontano ormai.
Abbracciami e non lasciarmi qui
lontano da te
abbracciami e fammi illudere
che importa se questo è il momento in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però
siamo in un soffio di vento che già se ne va
C\'erano le parole
c\'erano stelle che ho smesso di contare
perso nei giorni senza una ragione,
nei viaggi senza ritornare.
Ora tu non spiegare
tanto lo sento
dove vuoi il dolore
quando la notte griderà il mio nome
nessuno ricorderà
Abbracciami e non lasciarmi qui
lontano da te
abbracciami e fammi illudere
che importa se questo è il momento in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però
siamo in un soffio di vento che già se ne va..



