Quando mi descrissero l'arte della Benevolenza, così com'è intesa da Dyer nel suo libro "Il potere dell'Intenzione", ho avuto un brivido alla schiena.
Sono passati alcuni anni da allora, ma ogni volta che ripenso allo sguardo della persona che me ne stava parlando, provo ancora oggi un senso di inquietudine, anzi, oserei quasi dire di paura.
Lei è una donna che mostra grande sicurezza e sapienza. Ha lunghi e corposi capelli neri separati da una riga dritta sulla testa. Qualche filo bianco la fa apparire più matura anche se il suo viso e la sua pelle non lasciano trasparire l'età anagrafica.
All'inizio non sapevo quanti anni potesse avere, a volte mi sembrava una ragazza, altre volte mi dava l'idea di essere una donna sperimentata.
Il giorno in cui la conobbi c'era un'aria magica. Ci siamo viste, ci siamo fermate a guardarci e poi una delle due deve aver detto "caffè".
Ricordo che il nostro incontro deve aver smosso qualcosa di speciale. Gli sguardi degli amici in comune seguivano i nostri passi da una reverenziale distanza, ma si capiva, dalle loro espressioni, che erano nate diverse domande prive di risposta.
Non ricordo esattamente come siamo finite al bar insieme, da sconosciute, ma so perfettamente cosa successe dopo.
Ero seduta di fronte a lei a un tavolino che dava sulla strada: una stradina in cui passava solo qualche vecchio passante, ogni tanto. L'aria frizzantina del mattino non sembrava affatto la brezza del mar di Calabria, dove pensavo di essere, invece, rispecchiava l'animo delle rocce su cui poggiava quel paesino sui colli.
Le prime cose che ci dicemmo riguardavano qualcosa che aveva a che fare con le rune e con la tradizione germanica. Eravamo in sintonia su questo punto: avevamo scoperto di essere entrambe venete e affascinate dal mondo nordico, molto più che dalla tradizione romana.
Anzi, che cosa ci facevo, io, li? A volte mi domandavo se la mia presenza, e a questo punto anche la presenza di questa misteriosa donna, non fosse un simbolo, la celebrazione dell'amicizia fra Roma e i barbari. Nessuno cedeva, ognuno convinto delle proprie radici mistiche e nonostante questa sicurezza, banchettavamo, cantavamo, dormivamo insieme.
Non esistevano barriere ideologiche o religiose, finalmente per davvero.
Alla nostra colazione si era aggiunta una ragazzina, appassionata di magia runica e di crema al latte di mandorle. Chiedeva alla Signora delle Spade consiglio e spiegazioni sull'uso dei simboli, già convinta di essersi seduta accanto a una Maestra.
Sì, è vero, ne aveva tutta l'aria e il fare, deciamente scombussolanti.
L'aria si faceva fresca, anziché intiepidirsi col passare del tempo. Non so quante ore rimanemmo li, io persi il controllo sia del tempo che dello spazio e avrei potuto essere benissimo dentro un sogno.
Ad un certo punto mi sembrò di non avere la Signora delle Spade di fronte, ma un'indiana d'America ché il suo volto ne aveva naturalmente i lineamenti.
Oltre alla scherma medievale, la sua passione più grande era l'erboristica curativa, cosa che ne aveva già quasi fatto una sciamana.
Io e lei instaurammo presto un rapporto di reciproca simpatia e amicizia. Lei, più grande ed esperta, mi raccontava gli aneddoti della sua vita, io, molto più semplicemente, non potevo fare altro che ascoltare.
Una sera ci lasciammo coinvolgere dall'osservazione astronomica, e per la prima volta ebbi la sensazione di essere io quella osservata da lassù e provai una sensazione di brivido e paura.
Diventammo inseparabili: ci isolavamo a parlare delle cose più misteriose e pareva stessimo lucidando un segreto da tramandare a generazioni future.
Ma le mie guerre interiori stavano erodendo a poco a poco quella parte di Ego che fino a quel momento mi aveva fatto sentire eternamente "allieva".
Non me ne ero resa conto perché passavo ogni secondo della mia vita a rattristarmi per una Via che non trovavo, né in tradizioni che avevo imparato a conoscere in anni di appassionato studio privato, né in Maestri in carne ed ossa cui mai pensai di affidarmi.
Mi ostinavo a pensare che io potevo essere l'unica maestra di me stessa, anche se non sapevo quale direzione prendere e come agire.
L'arte dell'erosione inconsapevole, però, ha a poco a poco distrutto molto del mio modo di vedere la vita e anche il mio rapporto con la Signora è mutato.
Iniziai a vederla con occhi diversi, ad ogni nostro appuntamento, sempre di più.
Non era più quella Donna misteriosa e forte: i tratti decisi del viso e il carattere selvaggio e irriverente, così autonomo e autorevole, stavano diventando uno scudo, come quello che usava nell'Arte della Guerra di cui è Magistra.
Aveva forgiato il suo corpo ben fatto, tatuato con simboli e volti, così come quotidianamente batte i metalli per farne diventare gioielli, trasformando pezzi di oro grezzo in qualcosa di diverso, e lo stesso procedimento usava su se' stessa, per dare di volta in volta l'immagine che desiderava.
Se io non avessi avuto la costanza di ascoltare, capire, scoprire e interrogarmi, avrei potuto pensare che si trattava di astute mosse d'"agguato".
Avrebbe potuto ingannare chiunque in questo, e lo faceva, forse, prima di tutto lo faceva inconsapevolmente con se' stessa.
Ma non con me.
Iniziai, infatti, a vederla come una donna fragile. Insicura di come avrebbe potuto condurre i suoi mestieri, alla ricerca di una fortuna che le avrebbe permesso di riprendersi suo figlio, prima della fine dei Tempi. tanto vicini a suo parere.
Iniziò ad apparirmi dolce e gentile come un serpente quando ha già mangiato.
Aveva una psiche complessa, assolutamente imprevedibile, questo sapevo di lei.
In una delle ultime occasioni in cui la vidi, mi parlò della benevolenza: mi spiegò che grazie a Dyer aveva capito come muoversi nel mondo.
Mentre parlava, rividi sfigurarsi il volto stavolta in una dura smorfia per lo sforzo a seguire i muscoli delle labbra nel dire la parola "benevolenza". Gli occhi furono pervasi da una luce oscura e ancestrale e mi fissavano: era come se avessi guardato nell'abisso.
Ricordo di aver provato di nuovo il brivido e in quel momento capii che non ero io a seguire la sua Luce, suggestionata e persa, ma viceversa.