giovedì 5 gennaio 2012

Il braccio teso mi assicurava ben dritta in piedi di fronte alla vetrata dell'autobus in corsa. Eravamo quasi arrivate alle nostre rispettive destinazioni. La mia collega scese prima di me, la sua abitazione era una di quelle sul viale alle quali stavo prestando molta attenzione, attratta da quei fazzoletti di terra argillosa e secca che tutto sommato mi piacevano e mi davano l'idea di semplicità di campagna.
Eravamo d'accordo che ci saremmo ritrovate presto a sorseggiare quel fantastico thè alla menta marocchina di cui avevamo parlato durante il viaggio. Io non scesi di lì a poco, come pensavo sarebbe successo: la strada aveva assunto un aspetto strano, quasi minaccioso.
Il caldo marrone della terra era diventato grigio e le case erano molto più alte, l'asfalto bagnato dalla pioggia rifletteva le luci di un viale molto più grande e trafficato. Se non avessi saputo di trovarmi nella mia città avrei anche potuto pensare di essere in un altro luogo, per esempio sul Viale dei Campi Elisi di Parigi o un posto simile.
I palazzi erano maestosi nello stile classico e io mi ritrovai in una stanza altissima e quasi buia di fronte a una donna che mi disse chiaramente che ero io a creare tutto questo e che se avessi voluto rivedere la stradina di casa mia, avrei dovuto soltanto immaginarla.
"Certo, dissi, so di essere l'artefice del mio sogno, ma non sono ancora in grado di restarci. Come definiresti la zona che sta fuori da questo centro classico?"
"La zona degli immigrati".
Mentre mi domandavo che cosa ci facesse la mia casa in una zona di "immigrati", capii il vero senso di quella parola e decisi che era arrivato il momento di andarmene.
Non so nemmeno io come, finii in un locale pubblico dove notai un bambino sgridato dal padre. Il bambino, molto risentito, disse con tono pacato, ma deciso, verso il padre: "Guarda che dentro e questo corpo, c'è un adulto!!"
Trovai tutta questa faccenda incredibilmente fantastica e rivolsi lo sguardo verso il genitore, pronta a tappargli la bocca in caso contraddicesse la sacrosanta verità detta da suo figlio, ma grazie al cielo non lo fece, anzi rimase ammutolito.
Allora decisi di intervenire io e suggerii al bambino di non scordarsi mai questo particolare, molto importante per la sua esistenza futura, e di non lasciarlo andare specialmente durante l'adolescenza quando si tende ad archiviare tutto per diventare un adulto insignificante qualsiasi. Il bambino mi chiese come fare e lontana da orecchi indiscreti, glielo spiegai.

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