Un caro amico mi manda un messaggino: "un guerriero della luce, quando ha già deciso, non esita, agisce!". A volte per paura di fare la cosa sbagliata, evitiamo di agire. Non ci accorgiamo che la non-azione è comunque il frutto di una scelta, ed è spesso quella sbagliata.
Perciò finisce che, inevitabilmente, sbagliamo.
Per tutte queste ipotesi, mi convinco che non sono totalmente di questo mondo. Non che io mi riferisca alle strampalate teorie sull'origine aliena dell'umanità, frutto di qualche viaggio psico-astrale indotto da funghi allucinogeni, mi riferisco semplicemente a puerili osservazioni personali. Puerili perché chiunque pensa di essere diverso, anche il clone meno particolare che esiste. Personale perché è molto "tipicamente mio" comparare me stessa al resto dell'umanità, come se io fossi una cellula staccabile. Come se un liscio pezzo di plastica si potesse scomporre in dadini di burro.
Ieri mattina passeggiavo in centro e riflettevo sulla possibilità di attingere pensieri da un immaginario scatolone di idee che aleggia sulle nostre teste. In una dimensione più sottile, cioé meno grezza, dove l'energia è meno densa. Una frequenza più alta. Forse quella che lega il colore verde alla quinta musicale, forse quella che contiene la forma più fluida e veloce di energia. Sono deduzioni che pensatori hanno già immaginato ancor prima che l'ipotesi della mia esistenza diventasse realtà.
Il puro pensiero, lì per essere preso da menti in grado di formularne immagini fino a descriverle con parole. Ispirate. Come scrivevo in Evae Scripta Manent, quando avevo voglia di scrivere, l'uomo è un ricettacolo di idee che la "divinità" ci ispira nel soffio, che è la nostra vita stessa. Il pensiero, dunque, è nostro? Siamo perché pensiamo, o il pensiero (ci) crea?
Un paio di settimane fa ho deciso di partire per il Sudamerica, l'idea era quella di pulire il culo ai bambini di strada, cosa gratificante in misura di gran lunga superiore alla certezza di essere una pedina nel chaos del sistema economico. Rettiliano.
Uno dei capi si avvicina e commenta il mio seno, spingendosi ad esprimere il desiderio di toccarmi. Mi sento catapultata in un universo parallelo, dove reagisco e con le dita gli estraggo i globi oculari. Invece sono ancora qui a pensare. Il mio direttore mi dice che sono troppo intelligente per il lavoro che faccio, mi chiede se mi piace. Mi sento catapultata in un universo parallelo dove mi alzo e mi metto a ridere dicendo che preferirei pulire culi in Sudamerica.
All'inizio della sua lotta, il guerriero della luce ha dichiarato: "io ho dei sogni".
Ninna nannaValerio Magrelli
Mi domandi perché non ti accarezzo,
perché non cerco più di starti
accanto. Ma devi capirlo,
è la coda, il pungiglione tuo,
che mi spaventa,
[...], perché ogni volta che mi accosto
sibila quell’arpione
e sento il gelo del veleno
piombarmi nelle ossa.
Sei sempre tu, la lama che
mi entra dentro la schiena
mentre ci abbracciamo?
È lei, che bussa mentre
sto parlandoti, e dolcemente
scende sulla nuca?
Ti voglio bene, ma non a tutta quanta,
solo mezza creatura posso amare,
quell’altra no, perdonami, ma è troppo
chiedere di baciare anche il rasoio.




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