San giorgio e d-Io
Oggi è una splendida giornata di sole, ché fa voglia di uscire con fogli e gessi. Poi però penso che sono tutte tonalità di nero e grigio e sarebbero sprecati i colori della natura. Forse oggi sarebbe meglio la Nikon anche se non è esattamente ciò di cui ho bisogno adesso. Sento un forte impulso alla manualità: cioé ho voglia di creare qualcosa che non c'è, non voglio immortalare ciò che c'è. Mi spiego? Voglio che esca qualcosa da qui dentro (e sto puntando la testa e il cuore) anche mi sento fredda come una statua di ferro sulla scogliera dei mari del nord.
Ricevo l'invito da un caro amico alla prima del suo film, di cui ho visto alcuni corti. Mi rendo conto che è proprio vero, la spiccata sensibilità di una persona è il riflesso del Genio che l'ispira. Alcuni precorrono i tempi perciò non sono gestibili: la gente se ne stanca, talvolta li snobba, comunque non riescono a starci troppo vicino. Io mi ritrovo a guardare un foglio in cui c'è il disegno di nudo femminile e mi accorgo che c'è molta luce nonostante siano bastati pochi tratti, scuri, per contornare quell'opera d'arte che è il corpo. Ma un disegno cattura qualcosa oltre ad esternare l'ispirazione? Una fotografia, sembra strano, cattura l'energia del momento e non sono le frasi paranoiche di una pazza. Così come guardando una persona ne vedi l'aura, così imprimendola in una fotografia ne tracci parte di energia.
Guardate le vostre foto. Cosa vi piace del soggetto? Sapete cosa esprime? Dietro quegli occhi cosa potrebbe mai esserci, nascondersi, rivelarsi? Fingete di strappare i veli all'immagine. Tirate via e tirate via, resta qualcosa che conoscete o riconoscete oltre all'estetica?
Resta lo stato d'animo di chi scatta e di chi è scattato? Rifletteteci, non fermatevi all'apparenza che mostra tutto bello, sorridente e perfetto. Tutto sembra e forse non è. La fotografia è un dare-avere. Il disegno è un dare. Nel disegno trovi colui che disegna, senza veli e senza problemi che l'immagine sia perfetta secondo i canoni della tecnica, né nell'estetica del soggetto. Il disegno è perfetto quando è perfetto per chi disegna. Una fotografia no. Oggi è un giorno da disegno.
Mi sto preparando per una corsa, prima dell'appuntamento con l'agente immobiliare. Mi sento come una bolla di sapone che tremolante va qua e là senza una precisa meta. Ma non è così.
La mia mente lo sa benissimo. Sto compiendo una lotta invisibile che non ha precedenti e non so se sia giusto, ma la giustizia non è di questo mondo. Per lotta invisibile intendo esattamente quello che si intende per queste due parole messe assieme. Non è come dire cane dall'atteggiamento "inutilmente mercuriale", che non ha senso, è come dire "lotta" e metterci vicino l'aggettivo "invisibile". Sembra inesistente perché non ci sono armi metalliche né frastuoni, ma come dicono i saggi orientali, la non-azione E' azione, in altre parole, ci sono cose che si muovono anche se sembrano ferme.
Devo ammettere che l'attenzione qui e ora è terribilmente difficile, la paura di ciò che non è ancora ma che nell'universo più probabile sarà, è snervante. Mi martellano quegli "oracoli" danzanti come stelle cadenti. "Sei una donna molto forte pur nella tua estrema sensibilità e sono qualità rare, assolutamente magnifiche insieme seppur confondibili per menti meno evolute."
Ed io, nella mia insicurezza di donna che si interroga troppo sulla circonferenza, mi sento terribilmente sicura del bindu, del centro. E' difficile per chi non passa attraverso di me, capire il raggio che si sposta dal cerchio e va verso un'altra direzione.
Onestamente, me ne infischio della comprensione altrui, ormai vado per la mia Strada e me ne infischio di ciò che "dovrebbe essere". Io voglio giocare le mie carte e lo farò a costo di nutrire il mio drago, anziché ucciderlo come dovrebbe fare un iniziato, un illuminato, un trovatore, un filosofo, un mistico, un saggio e, per dirla con l'arte, come farebbe il cavaliere santo Giorgio.
Guardate le vostre foto. Cosa vi piace del soggetto? Sapete cosa esprime? Dietro quegli occhi cosa potrebbe mai esserci, nascondersi, rivelarsi? Fingete di strappare i veli all'immagine. Tirate via e tirate via, resta qualcosa che conoscete o riconoscete oltre all'estetica?
Resta lo stato d'animo di chi scatta e di chi è scattato? Rifletteteci, non fermatevi all'apparenza che mostra tutto bello, sorridente e perfetto. Tutto sembra e forse non è. La fotografia è un dare-avere. Il disegno è un dare. Nel disegno trovi colui che disegna, senza veli e senza problemi che l'immagine sia perfetta secondo i canoni della tecnica, né nell'estetica del soggetto. Il disegno è perfetto quando è perfetto per chi disegna. Una fotografia no. Oggi è un giorno da disegno.
Mi sto preparando per una corsa, prima dell'appuntamento con l'agente immobiliare. Mi sento come una bolla di sapone che tremolante va qua e là senza una precisa meta. Ma non è così.
La mia mente lo sa benissimo. Sto compiendo una lotta invisibile che non ha precedenti e non so se sia giusto, ma la giustizia non è di questo mondo. Per lotta invisibile intendo esattamente quello che si intende per queste due parole messe assieme. Non è come dire cane dall'atteggiamento "inutilmente mercuriale", che non ha senso, è come dire "lotta" e metterci vicino l'aggettivo "invisibile". Sembra inesistente perché non ci sono armi metalliche né frastuoni, ma come dicono i saggi orientali, la non-azione E' azione, in altre parole, ci sono cose che si muovono anche se sembrano ferme.
Devo ammettere che l'attenzione qui e ora è terribilmente difficile, la paura di ciò che non è ancora ma che nell'universo più probabile sarà, è snervante. Mi martellano quegli "oracoli" danzanti come stelle cadenti. "Sei una donna molto forte pur nella tua estrema sensibilità e sono qualità rare, assolutamente magnifiche insieme seppur confondibili per menti meno evolute."
Ed io, nella mia insicurezza di donna che si interroga troppo sulla circonferenza, mi sento terribilmente sicura del bindu, del centro. E' difficile per chi non passa attraverso di me, capire il raggio che si sposta dal cerchio e va verso un'altra direzione.
Onestamente, me ne infischio della comprensione altrui, ormai vado per la mia Strada e me ne infischio di ciò che "dovrebbe essere". Io voglio giocare le mie carte e lo farò a costo di nutrire il mio drago, anziché ucciderlo come dovrebbe fare un iniziato, un illuminato, un trovatore, un filosofo, un mistico, un saggio e, per dirla con l'arte, come farebbe il cavaliere santo Giorgio.




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