sragionamenti sparsi
In origine fu il Verbo, cioé il suono sacro, la vibrazione che i Veda fanno risalire alla primordiale necessità di sperimentare, dunque, di proiettarsi al di fuori di sé, di manifestarsi per conoscersi.
Una potenzialità che non rimane tale, latente, ma che si sprigiona e come ogni cosa che ha esistenza, ha un inizio, una durata, una fine. Comunque un cambiamento di esistenza e di stato.
La rappresentazione di ciò è l’AUM, il suono sacro che racchiude l’essenza stessa della vita dalla sua creazione, nella sua conservazione, fino alla sua dissoluzione. Nello specifico, l’AUM rappresenta il mutamento della molteplicità, cioè di ogni cosa derivata e dunque anche contenuta nella manifestazione primordiale, idealmente immaginabile come “dualità”, da cui poi deriva il grappolo che io chiamo molteplicità.
In questo momento ci sono molte cose di cui vorrei parlare, dalla dissoluzione di kronos legata alla materia, alla dissoluzione rappresentata dalla nera Kali, la shakti di Shiva, potenza in atto.
Potrei pensare alla Madonna nera o forse anche alla Nera Signora, la morte. Ma questo ridurrebbe Kali a una definizione semplicistica legata a qualcosa di negativo.
Cosa che in effetti è, ma a mio avviso erroneamente.
La morte è un cambiamento di stato attraverso cui l’Io si sublima al di là della sfera materiale, ma viene intesa, nella concezione moderna, come una fase di sofferenza legata a un distacco forzato da ciò che viene ritenuta la nostra vera e unica esistenza.
Se nell’antichità il rituale della morte assumeva un ruolo più profondo e significativo nella vita dell’uomo, penso che la figura stessa di Kali potrebbe incarnare quell’idea di sacralità legata non più tanto alla materia quanto alla evoluzione della stessa.
Quando parlo di cambiamento, evoluzione di materia, la mente spazia ancora più in là e ripercorre le tappe che anni fa mi hanno fatto riflettere sulla ciclicità, sulla reductio ad unum, sull’ouroboros e su tutti quegli elementi che, presi singolarmente, non significano molto.
Tuttavia, se osservati con occhi meno critici e una mente più allargata, questi elementi lasciano il loro stretto significato astronomico o antropologico e si allargano a considerazioni come quella che vede tutta la nostra esistenza collettiva, passata e presente, come un organismo esistente al medesimo stadio in cui si trova la bolla di sapone nel momento in cui il bambino soffia nel bastoncino.




1 Commenti:
Reductio ad unum, Omne omne est...
Sono pensieri che in questo periodo più che mai mi portano a riflettere.
L'Universo danza, come Kali, come Shiva Nataraja: il nostro obiettivo è riunirci a quel suono primordiale che le nostre "orecchie" hanno dimenticato, e danzare la danza della distruzione e della creazione, del ciclo infinito, del solve et coagula.
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