venerdì 6 novembre 2009

Infero, ciò che portiamo dentro

Recentemente ho scoperto l'esistenza della bugia bianca.
E' una menzogna costruita ad arte per non far soffrire qualcuno. Si potrebbe ritenerla simile all'omissione, che non è considerata una vera e propria bugia, è più una verità non detta: perché non chiesta, oppure perché talmente inisignificante che si soprassiede, o forse per mille altri stupide giustificazioni che fanno comodo per tenerla nascosta.
Nel mio modo di intendere le cose, il bianco e il nero sono due colori che talvolta sono confusi e ai quali vengono attibuite caratteristiche morali spacciate per assolute.
Ma cosa distingue REALMENTE due categorie? Il colore che noi appiccichiamo sul barattolo per sapere che prodotto stiamo comprando o, piuttosto, il contenuto del barattolo?

Io continuo a ritenere la dualità una proiezione dell'Unità. Se l'unità è la Sostanza, la decifrazione soggettiva di tale sostanza, bontà o cattiveria, bianco o nero, restano categorie derivanti e interpretative dell'unità stessa. In senso lato si potrebbe anche ritenere universalmente riconosciuta come valida una macro distinzione di bianco e nero. Come se tutti concordassimo sulla questa primordiale separazione.
Tuttavia, nonostante l'ipotesi che tutti vediamo/riconosciamo i due colori dei barattoli, come possiamo giudicare il prodotto contenuto, cioé la sostanza, se non aprendo i coperchi e sperimentandola? Aprire i coperchi non significa FORSE infischiarsi del barattolo, rendersi superiori alla distinzione, alla categoria, al colore?
E questo non è forse lo stesso ragionamento che si potrebbe fare sul bene e sul male?

Aprire i vasi forse non è facile, soprattutto se si parte dal presupposto che in un barattolo c'è il bene e nell'altro il male, il nettare e il veleno, la bugia buona e quella cattiva. Tuttavia, non è forse vero che solo chi ha visto il buio conosce la luce, solo chi ha visto la luce del sole, riconosce alle ombre della grotta di essere solo mere proiezioni?

Questa non è una lezione di filosofia sul dualismo radicale. In passato l'ho fatto e la cosa non mi ha migliorata. Ciò che probabilmente mi ha aiutata, piuttosto, è la sperimentazione della logica suddetta, in modo inconsapevole prima, e più consapevole nel tempo.
La consapevolezza comporta una certa dose di flessibilità e di sacrificio.

L'altra sera mi è stato chiesto se mi sento sacrificata. Sì, certo che mi sento sacrificata, ma non nel senso cui la domanda probabilmente riconduceva. Il sacrificio non è una privazione, ma una conquista, come quando si è abituati alla palla al piede e iniziare a camminare da' quasi fastidio.

La libertà non da' soddisfazione perché è uno status oltre le righe dove non ha nemmeno senso sentirsi vincitori. Una guerra è di rado definitivamrnte vinta o persa, probabilmente la vera Arte del combattimento sta nell'osservare i tempi della battaglia, e perfino capire quando risparmiare le proprie energie per tempi migliori.

Il bugiardo è soltanto una misera vittima dell'illusione e soltanto chi sta "oltre" diventa il muro contro cui si scontra, e termina di propagare merda.

3 Commenti:

Blogger il Cosmopolita ha detto...

l'Ombra ci appartiene, l'Ombra è parte di noi, ci fà paura, ma è una costante situazione con cui dobbiamo convivere;
accettarla è difficile, ma abbracciandola ed integrandola con la parte "bianca" fà sì che questa mescolanza, questa alternativa di sentimenti, ci renda consapevoli del fatto di esistere e sopravvivere...

7 novembre 2009 alle ore 11:36  
Blogger cristianorando ha detto...

Non esistono bugie bianche o bugie nere. Esistono solo le bugie.
Poi, chi decide il colore della bugia? E colui al quale la bugia è propinata, siamo sicuri la percepisca secondo gli intendimenti del bugiardo?
Una bugia, magari detta a fin di bene, per evitare un trauma, può dare origini a risentimenti vulcanici.
E poi, si sa, la via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni...

7 novembre 2009 alle ore 22:59  
Blogger Hirmengard ha detto...

Certo. Conoscenza è comprensione, intesa come "prendere con". Perché per comprendere devi in qualche modo entrare in contatto. E' come quando si attraversa il mare della nostra emotività per penetrare nel regno più infero e nascosto, oscuro, di noi.
L'intenzionalità della bugia, non la snatura. E' come quando un inglese ti passa sopra con l'auto e dopo averti mezzo stecchito risolve il problema con uno sbrigativo "sorry". Tu mi hai tirato sotto, la tua intenzione o la tua coscienza non mi interessano..

8 novembre 2009 alle ore 11:32  

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