giovedì 27 novembre 2008

serrature


L’emozione passa dal cervello. Mi sento felice: se lo scrivo è perché io penso che mi sto sentendo felice, quindi, la sensazione di felicità è traslata in pensiero il quale mi permette di esprimere, di comunicare a parole quello che sento. Anche l’atto esprime la sensazione, ma il gesto stesso nasce dal cervello, consciamente o meno.
La sperimentazione consente di capire questo legame tra pensiero-cervello e corpo-sensazione. Inizi a sentire caldo, sudi freddo, le ginocchia si stanno piegando e inizi a vedere sfuocato. Non sei più sicuro di quello che senti e che vedi, sai che ti stai sentendo male. In questo momento hai di fronte la scelta: lasciarsi andare col rischio di morire, perché è questa la sensazione che si prova, o resistere e comandare al cervello di non essere debole e di ordinare al corpo di tenersi in piedi. Hai un po’ meno freddo, sta funzionando, riesci a capire un po’ di più il mondo che ti circonda, ma le persone che stanno con te ti guardano, si sono accorti che non sei veramente in forma, qualcosa hanno intuito, forse ti dicono che sei pallido o verdino o giallino in faccia. Tu hai appena un filo di voce per dire che “forse” non stai molto bene. In quel momento crolli. La mente ha capito che sai di star male, lo hai detto, lo hai ammesso, ne hai preso atto cedendo all’evidenza. L’amore è qualcosa di simile, il tuo cervello decide se ti devi lasciar andare o meno, ha tutto il tempo che vuole, puoi vincere una battaglia, ma la guerra è lunga. Puoi farti guidare dall’istinto, dal cuore, dalla pancia, dalle farfalle nello stomaco, ma alla fine, il cervello resta il nostro compagno. Se tutto va bene, il cervello si zittisce perché si ascolta il cuore, ma se qualcosa va storto, e se siamo sufficientemente saldi, il cervello ci accompagna fuori dal caos con la sua logica, finché si da’ più ascolto a esso che agli insetti nello stomaco. Qualche mese fa ho scritto una poesia sull’amore, dal titolo SERRATURE:

Allenamento forzato tipo scaricatore di porto.
Il cuore?
E' un muscolo che pompa sangue.
L'amore?
E' frutto del cervello.
Allenarlo ragionando,
riposarsi col silenzio.
Nessuna arresa, mai.
Osservazione dei me,
controllo dei me,
dominio dei me.
Unica guida di me stessa,
causa di me stessa.
Comprensione dell'Io:
l'Amore che diventa il Cervello.

Ma qualche mese fa io navigavo a braccia aperte nel mar della logica e il cuore non esisteva, se non come muscolo, come un polpaccio o poco più. Oggi, io amo a prescindere, anche se l’emozione per lungo tempo sopita reclama maggior spazio tendendomi agguati che solo la ragione più fredda mi consente di placare. Amo a prescindere, non riesco a provare rifiuto, non riesco a non perdonare, non riesco a non tenere qui dentro una famiglia di bruchi, che aspetta nutrimento per nascere.

3 Commenti:

Blogger johakim ha detto...

Ne sono felice! Ne sono veramente felice!
Hai un ottimo cervello ed un cuore grande così!

27 novembre 2008 alle ore 19:41  
Blogger Hirmengard ha detto...

Grazie infinite Johakim.. non sarei più me stessa se fossi insensibile e troppo distante, fredda.
E' giusto rimanere in equilibrio il più possibile. Un abbraccio.

27 novembre 2008 alle ore 20:22  
Blogger Jane Doe ha detto...

Ti ringrazio Hirmengard di condividere questa ta sensibilità, oggi esigiamo sesibilità è un dono prezioso!
Ti abbraccio e ti auguro tanta serenità, sembra un'altra cosa sparita dalla faccia della Terra!
Cristina

23 dicembre 2008 alle ore 12:54  

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