Panico
Il cuore batteva forte e sudavo freddo. Erano le quattro del mattino e stavo morendo. Non volevo si pensasse che ero morta dormendo, inconsapevolmente, così mi sono alzata per raggiungere il divano del salotto, senza chiamare soccorso. Le ore sono volate mentre ho avuto tutto il tempo per pensare alle persone che hanno fatto parte della mia vita, anche indirettamente, come la bisnonna "botanica", guaritrice, dalla quale ho ereditato il linguaggio delle piante.
Ho pensato a quelle persone che dichiarano di non avere nessun rimpianto del passato. Io non sono così fortunata, so di aver commesso degli errori e probabilmente vorrei poter cancellarli. Però, chissà, forse avevo bisogno di commetterli per comprenderli.
Se una pianta si vede dai suoi frutti, quali sono i miei? Forse il fatto di riuscire a deglutire situazioni che non avrei voluto vivere? Perché è questo cui si pensa: sono riuscita a trasformare qualcosa di negativo in qualcosa di positivo? Non voglio parlare di potere, denaro e successo perché quando stai per morire non è quella la tua priorità, pensi solo alle persone, quelle che sai soffriranno sinceramente per te e alle quali mancherai, a prescindere da cosa hai fatto o non hai fatto. Sentivo che l'unica cosa che mi tratteneva qui era quel pensiero.
E poi, immancabili, quelle persone alle quali voglio sempre dire qualcosa ma il tempo o le parole giuste mi sfuggono via. Oppure sfuggono via loro.
Ancora, un altro respiro profondo, ero pronta per andare e chissà, forse avrei trovato un modo per comunicare con loro. Avrei visto il mondo così come lo vedo ora con gli occhi del mio corpo? Se sì, è perché gli occhi sono lo specchio dell'anima?
Non ho mai pensato che "dopo" non ci sia niente, ma sono pronta anche a quello, al niente. Uscirei dalla scena con un atto finale perfetto per una donna che "chiude i rapporti con più facilità con cui li apre"? Non potrei, non è mai facile per me, credetemi, non è mai facile, uccido una parte di me ogni volta. E' la parte che desidera ed è difficile sbarazzarsene, magari spingendola fino al punto in cui sei disposto a dare tutto senza pretendere nulla in cambio dagli altri, nemmeno l'amore di chi ami.
Stavo veramente morendo? I nodi venivano tutti a galla, le persone tornavano nella mia vita come se io, chiusa in un guscio a liberarmi del bisogno di loro, ad abituarmi all'abbraccio del vuoto, li stessi chiamando tutti, uno a uno. Mi era forse data l'ultima possibilità per rappacificarmi con me stessa attraverso di loro? Stavo infine davvero morendo?
Ho ancora molte cose da dire a me stessa, lo farò parlando agli altri.
Ho pensato a quelle persone che dichiarano di non avere nessun rimpianto del passato. Io non sono così fortunata, so di aver commesso degli errori e probabilmente vorrei poter cancellarli. Però, chissà, forse avevo bisogno di commetterli per comprenderli.
Se una pianta si vede dai suoi frutti, quali sono i miei? Forse il fatto di riuscire a deglutire situazioni che non avrei voluto vivere? Perché è questo cui si pensa: sono riuscita a trasformare qualcosa di negativo in qualcosa di positivo? Non voglio parlare di potere, denaro e successo perché quando stai per morire non è quella la tua priorità, pensi solo alle persone, quelle che sai soffriranno sinceramente per te e alle quali mancherai, a prescindere da cosa hai fatto o non hai fatto. Sentivo che l'unica cosa che mi tratteneva qui era quel pensiero.
E poi, immancabili, quelle persone alle quali voglio sempre dire qualcosa ma il tempo o le parole giuste mi sfuggono via. Oppure sfuggono via loro.
Ancora, un altro respiro profondo, ero pronta per andare e chissà, forse avrei trovato un modo per comunicare con loro. Avrei visto il mondo così come lo vedo ora con gli occhi del mio corpo? Se sì, è perché gli occhi sono lo specchio dell'anima?
Non ho mai pensato che "dopo" non ci sia niente, ma sono pronta anche a quello, al niente. Uscirei dalla scena con un atto finale perfetto per una donna che "chiude i rapporti con più facilità con cui li apre"? Non potrei, non è mai facile per me, credetemi, non è mai facile, uccido una parte di me ogni volta. E' la parte che desidera ed è difficile sbarazzarsene, magari spingendola fino al punto in cui sei disposto a dare tutto senza pretendere nulla in cambio dagli altri, nemmeno l'amore di chi ami.
Stavo veramente morendo? I nodi venivano tutti a galla, le persone tornavano nella mia vita come se io, chiusa in un guscio a liberarmi del bisogno di loro, ad abituarmi all'abbraccio del vuoto, li stessi chiamando tutti, uno a uno. Mi era forse data l'ultima possibilità per rappacificarmi con me stessa attraverso di loro? Stavo infine davvero morendo?
Ho ancora molte cose da dire a me stessa, lo farò parlando agli altri.




2 Commenti:
Deve essere il momento delle chiusure questo. Non so se abbia un signofocato... probabilmente ce l'avrà. Credere di morire...sentirsi andar via...lasciare andare e riprendere quello che abbiamo accantonato in un angolo irrisolto. E' questa la resa dei conti. Tu ti trovi a far i conti con i sentimenti... qualcuno chiude cerchi...io...io? Ascolto le parole di tutti e mentre scrivo piango. Piango perchè devo lasciar andare senza soffrire. Lascio andare le "sicurezze", lascio andare gli affetti più cari, lascio andare pezzi della mia vita. Abbandono.... ecco ciò che provo ora. E' ciclico....come tutte le cose irrisolte: ci abitueremo?
Abbandono! E' la parola chiave... è "la distruzione delle certezze" per parafrasare uno più famoso di me, è il "lasciar andare" qualcosa perché trattener la preda fa più male a noi che alla preda stessa.
Posta un commento
Iscriviti a Commenti sul post [Atom]
<< Home page