solstizio d'inverno
Ogni tot di anni getto la rubrica sperando di cancellare glacialmente, insieme ai suoi contatti, anche gli eventi a essi connessi. Lo faccio per porre fine a un qualcosa che non mi corrisponde più e a relazioni che hanno perso l’anima propria delle relazioni sane.
La prima volta per me è stata indolore, atarassia pura, come aprire le coperte del proprio letto e infilarsi dentro senza chiedere il permesso a nessuno.
L’esperienza mi ha soddisfatta, tanto che oggi la rubrica non la tengo più e i miei contatti sono a tempo determinato, sono passata dal latte a lunga conservazione al latte fresco.
Oggi scrivo così: niente filosofie, giri di parole e belle rime. Ho imparato che i trattati stancano e i poeti sono sempre tristi.
Eppure esiste un punto là oltre l’orizzonte che ci porta finalmente in posti che non conosciamo e a volte è la che ci incontriamo per la prima volta, come se per la prima volta ci mettessimo di fronte ad uno specchio, ché tanto nessuno sa veramente nulla di noi, nemmeno il nostro riflesso.
E noi, allora, ci reinventiamo?
"Sono X, ho provato per caso a digitare il tuo nome...La prima volta per me è stata indolore, atarassia pura, come aprire le coperte del proprio letto e infilarsi dentro senza chiedere il permesso a nessuno.
L’esperienza mi ha soddisfatta, tanto che oggi la rubrica non la tengo più e i miei contatti sono a tempo determinato, sono passata dal latte a lunga conservazione al latte fresco.
Oggi scrivo così: niente filosofie, giri di parole e belle rime. Ho imparato che i trattati stancano e i poeti sono sempre tristi.
Eppure esiste un punto là oltre l’orizzonte che ci porta finalmente in posti che non conosciamo e a volte è la che ci incontriamo per la prima volta, come se per la prima volta ci mettessimo di fronte ad uno specchio, ché tanto nessuno sa veramente nulla di noi, nemmeno il nostro riflesso.
E noi, allora, ci reinventiamo?
come stai? Ti ho pensata in questi anni..."
Ricordo come fosse ieri la sua ultima telefonata, piangeva, era in preda al dubbio terribile di donna innamorata e delusa, mi aveva cercata per sapere e per sentire nelle mie parole una risposta che l’avrebbe ferita più del dubbio.
Decisi che non avrei colpito il mio nemico attraverso il cuore di lei, avrei sopportato da sola quello che io ero pronta a sopportare, condividerlo non avrebbe alleggerito niente, avrebbe solo esteso il dolore a due donne anziché lasciarlo a una. Lasciai il mio nemico con la sua testa alta, consigliai a lei di tornare alle sue priorità di madre e quanto a me, decisi che avrei gettato la rubrica e avrei oltrepassato un nuovo orizzonte, con lo zaino pieno di pietre da trasportare da sola.
“ti ho ascoltata, ho gettato via tutto e me ne sono andata. Ora sono serena e felice”.
E’ stato come se per la prima volta qualcuno avesse messo una mano davanti alla bocca del mio fardello che in tutti questi anni ha parlato, parlato, parlato incessantemente e bisbigliandomi all’orecchio, brontolando come una minestra che bolle e bolle e bolle solo per darmi fastidio.
Una volta un poeta scrisse che ci si affeziona anche al dolore perché abbandonarlo significa rendersi conto che tutto, ma proprio tutto, ha una fine. Incerta sul tornare indietro o continuare mi sono fermata, di tanto in tanto. Oggi mi volto e vedo che ho attraversato una montagna e forse molte pietre le ho lasciate là. Il fatto è che il fardello mi ha tenuto compagnia, come il laccio con l’Appeso.
Decisi che non avrei colpito il mio nemico attraverso il cuore di lei, avrei sopportato da sola quello che io ero pronta a sopportare, condividerlo non avrebbe alleggerito niente, avrebbe solo esteso il dolore a due donne anziché lasciarlo a una. Lasciai il mio nemico con la sua testa alta, consigliai a lei di tornare alle sue priorità di madre e quanto a me, decisi che avrei gettato la rubrica e avrei oltrepassato un nuovo orizzonte, con lo zaino pieno di pietre da trasportare da sola.
“ti ho ascoltata, ho gettato via tutto e me ne sono andata. Ora sono serena e felice”.
E’ stato come se per la prima volta qualcuno avesse messo una mano davanti alla bocca del mio fardello che in tutti questi anni ha parlato, parlato, parlato incessantemente e bisbigliandomi all’orecchio, brontolando come una minestra che bolle e bolle e bolle solo per darmi fastidio.
Una volta un poeta scrisse che ci si affeziona anche al dolore perché abbandonarlo significa rendersi conto che tutto, ma proprio tutto, ha una fine. Incerta sul tornare indietro o continuare mi sono fermata, di tanto in tanto. Oggi mi volto e vedo che ho attraversato una montagna e forse molte pietre le ho lasciate là. Il fatto è che il fardello mi ha tenuto compagnia, come il laccio con l’Appeso.




5 Commenti:
Io le rubriche non le ho mai tenute. Ho avuto delle persone lungo la via che mi sono state care e che consideravo gente di famiglia. Ho sempre avuto la pessima abitudine di dire in faccia le cose che avevo dentro, noncurante a volte di quanto potessi essere cinica ed offensiva.
Im questo modo ho perso gran parte di loro.
Sono cambiata... le pietre le ho lanciate nel vuoto (nemmeno una qua e la per ritrovare la strada come Pollicino...). Eppure provo ancora amore, sorrido quando sento di loro e dei loro percosi e cerco di non dire o pensare giudicando la loro vita.
E' vero... gli incontri casuali sono quelli che in definitiva ti restano come orme indelebili nella mente.
Ho amato persone con le quali ho condiviso una giornata solamente e.... 1000 giorni con altre sono solo delle polaroid che si stingono...
Emozioni forti, belle e brutte, vitali e a parer mio essenziali. Mi hai fatto pensare. Ciao
Ciao ragazzi, grazie per la vostra partecipazione. Vi ho raccontato dell'ultima volta che mi sono presa il fardello sulle spalle e sono partita, potrei descrivemi come un essere a metà tra il Matto e l'Appeso, un po' in partenza, un po' legato al pssato.
La domanda che riassume tutto è: siamo veramente felici? Cerchiamo la felicità?
L'ho cercata, certo che l'ho cercata la felicità. Ma ero più giovane.
Ora cerco l'equilibrio... cerco di stare centrata il più possibile. Questo non vuol dire perdere le emozioni, anzi. Mi commuove molto di più ora un raggio di sole o un bambino che gioca rispetto a tempo addietro.
La felicità è soggettiva. Sono felice di cose che altri nemmeno pensano possano esistere.
No...non cerco la felicità... cerco sorrisi, cerco amore puro, cerco di vivere in questo mondo chiedendomi perchè e come. Se poi avvengono cose che mi fanno star bene... allora dico "sono felice".
johakim, mi sembra che tu sia vicina alla felicità più di quanto lo possa essere chi la insegue.
Un giorno mentre stavo in una favela in Brasile, dai bambini di strada, un bambino mi ha regalato un pezzo di plastica, quei portasaponi dentati che andrebbero messi nelle scatoline di plastica, non so se hai presente.. in questi anni non so dove l'ho buttato, ma lo penso più di quanto possa ricordare un gioiello. Felicità è anche vedere che la disperazione personificata, ti sorride.
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