lunedì 6 ottobre 2008

Per l'amor di Dio

I miei ultimi interventi parlavano di forme di amore, stasera pensavo di cambiare tema, ma gli eventi finanziari disastrosi di questi giorni hanno portato perfino le massime autorità religiose ad esprimersi a riguardo per portare conforto alla popolazione in preda al panico.
L'economia sta crollando, la gente trema non tanto per paura di perdere una superflua quarta casa alle Bahamas, ma per il timore concreto di non arrivare a fine mese, anzi, di finire sulla soglia di povertà, quella che poi porta direttamente in strada a mendicare. Negli Stati Uniti le bidonville crescono a macchia d'olio, se non fosse da disperarsi sarebbe ironica la faccenda, visto che il modello finanziario inoppinabile lo proposero proprio gli Stati Uniti. Probabilmente c'è da aspettarsi un nuovo conflitto da qualche parte nel Medio Oriente, perché dove una volta c'erano i matrimoni riparatori, oggi ci sono le guerre preventive (perché prevenire è meglio che curare). Stavolta però la cura non è affatto preventiva, i titoli sono "tossici" e delle terapie già si avvertono gli "urti".
Però oggi il papa è intervenuto a diffondere speranza con la sua perla d'amore divino: "la parola di Dio è l'unica certezza concreta, il denaro, invece, si esaurisce." Non il suo, però, questo bisogna che qualcuno glielo ricordi, bisogna anche che il cuoco gli porti un vangelo a ora di pranzo, anziché un prelibato manicaretto. Bisognerebbe inoltre che avesse dei figli da sfamare, che avesse lo stipendio di un operaio, le tasse di chi le paga troppo salate rispetto ai servizi minimi di una società che si dichiara "civile", i problemi di chi non può curarsi perché costa. Non ho scritto "perché costa troppo", ma "perché costa".
Signori, signore, "nessun allarmismo mi raccomando, i vostri risparmi sono al sicuro, almeno credo" è il messaggio che riceviamo in tv a tutte le ore in tutti i canali, come un bombardamento che non cessa nemmeno se abbassi il volume o premi il pulsante "off". Cosa ci rimane da fare allora oltre che piangere come diceva un vecchio film? Ci resta la fede, è vero, l'unica cosa che ci rimane è Dio, qualunque cosa pensiamo che Egli-Esso sia. Il papa lo aveva già capito, ancor prima che io iniziassi a ragionarci su scrivendo questo post. Aveva già capito che l'unica certezza è che nessuno potrà mai convincerci a depositare in banca la nostra fede religiosa, ma sulla speranza non ci metterei la firma però. Diciamoci la verità, quanti sono entrati in banca almeno una volta con la speranza di assicurare i propri risparmi e magari far fruttare qualche interesse?
Siccome ogni discorso deve avere una massima positiva perché possa dirsi utile, la mia non può che essere un elogio alla concretezza: ogni vostro ragionamento, investimento, azione, desiderio, fine dev'essere costruttivo nel mondo in cui mangiate, dormite, amate, cagate e non in quello dei sogni, in quello virtuale o in quello che vi raccontano. Dovete valutare ogni gesto della vostra vita: è veramente necessaria questa cosa? Mi fa stare bene: questa scelta avrà delle conseguenze, per me o per altri? Il mio futuro e di chi mi sta vicino trarrà benefici o danni dal mio comportamento? Chi sono io, cosa mi fa star veramente bene come essere umano? Che cosa chiedo al mio vicino e che cosa io gli offro? Sono in grado di lasciar per strada il superfluo per arrivare alla mia meta?
Probabilmente ci renderemmo conto che il denaro virtuale è un'illusione di cui possiamo fare a meno e che è meglio accontentarsi di un panino con gli amici che di ricchezze così evanescenti.

2 Commenti:

Blogger johakim ha detto...

Ho trovato semplicemente "grande" il tuo commento sulla situazione odierna. Io sono una fra i tanti che a fine mese ci arriva con i gomiti ma..... sono anche una che non considera il denaro al primo posto della scala dei valori. Trovo sia meglio "essere viva" che "avere qualcosa".... e di conseguenza mille panini fra amici sono di gran lunga meglio che un brillante al dito.
Per quello che riguarda il nostro amico Papa.... meglio non commentare...basterebbe che donasse un suo paio di scarpe al giorno per sfamare almeno 5 bambini.
Comunque mi sto preparando al peggio: lo troverò un amico che mi ospiterà sotto la sua tenda il giorno del giudizio universale?.....

7 ottobre 2008 alle ore 08:01  
Blogger Hirmengard ha detto...

Guarda, tu riderai, ma la tenda che ho comprato quest'anno per il mio primo campeggio la sto conservando al meglio, che non si sa mai. Comunque sto organizzando un rifugio -non proprio antiatomico però- in un luogo strategico, nella natura, fra le rocce, dove coltiverò patate per sopravvivere (con una superserra anti pioggia acida radioattiva) e mi coprirò di pelle l'orso anziché di un fazzolettino firmato Dolce e Gabbana che neanche per soffiarmi il naso basta il tessuto.

7 ottobre 2008 alle ore 09:54  

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